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Salute

Vecchietti (Rbm): «L'azienda Salute Italia è un investimento, non un costo»

Intervista a Marco Vecchietti, Amministratore delegato e Direttore generale di Rbm Assicurazione salute, in occasione della presentazione del libro “La salute è un diritto. Di tutti. Riflessioni e pensieri sul futuro del sistema”.

Stefano Bruni per miowelfare.it

Quando dice che “L’azienda “Salute Italia” è un investimento per il nostro Paese e non può continuare ad essere considerata un costo”, intende dire che bisogna mandare in pensione il Servizio Sanitario Nazionale? 

«Assolutamente no. Dico da un po' però che ci vuole un “robusto tagliando” per il Servizio Sanitario Nazionale». 

Ci spieghi meglio.

«Il Sistema Sanitario Nazionale deve affrontare strutturalmente alcuni punti cruciali. Anzitutto il tema del finanziamento, ma anche quelli della qualità e dell’accessibilità delle cureperché solo così può recuperare le “quote di universalismo perdute” in questi anni e ripristinare la capacità redistributiva del sistema. A questo va aggiunto poi che l’intero Sistema Sanitario Italiano “tiene” se sarà in grado di affrontare con efficacia le importanti sfide in campo demografico, economico e sociale che attendono il nostro Paese nei prossimi anni. È necessario promuovere quindi una cultura del Secondo Pilastro anche in sanità, da aggiungere al SSN, per realizzare un sistema sanitario più sostenibile, più equo e più inclusivo in grado di garantire una risposta sicura per la nostra salute e per quella delle generazioni future». 

Quando parla di equità a cosa si riferisce in particolare? 

«Mi riferisco per esempio alla spesa sanitaria privata che è la più grande forma di disuguaglianza in sanità perché diversifica le possibilità di cura esclusivamente in base all’entità del reddito disponibile da parte di ciascun cittadino. Un sistema sanitario che ambisca ad essere effettivamente universalistico è incompatibile con una necessità strutturale di integrazione «individuale» pagata direttamente dai cittadini malati o più deboli.Peraltro, anche le disparità a livello territoriale sono in aumento, non solo sul fronte assistenziale (breve periodo) ma anche con riferimento agli indicatori di salute (medio/lungo periodo)». 

Invertire la rotta o modificarla non è proprio facile?

«Si può fare».

Come?

«Anzitutto occorre ridefinire gli ambiti prioritari di tutela del Servizio Sanitario Nazionale, superando il sistema dei Livelli Essenziali di Assistenza «onnicomprensivi» per passare ad un sistema di Livelli Effettivi di Assistenza. Poi, bisogna innovare gli strumenti attuativi del Sistema Sanitario del nostro Paese diversificandone le fonti di finanziamento sulla base delle migliori esperienze di Welfare a livello europeo (multi-pilastro) per mantenerne intatti i principi fondanti: universalismo, uguaglianza e sostenibilità, e rideterminare il perimetro di azione dell’attuale Sanità Integrativa con un allineamento sull’attuale perimetro della Spesa Sanitaria privata. Va poi istituzionalizzata laSanità Integrativa per assicurare, nell’ambito di un sistema a «governance pubblica» e gestione privata, una gestione «collettiva» alla Spesa sanitaria delle Famiglie attraversoun’intermediazione strutturata da parte di un Secondo Pilastro Sanitario Complementare da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale, in continuità con l’impostazione già seguita nel settore previdenziale con riferimento ai Fondi Pensione e poi si dovrà alimentare il Reddito di Salute con un prelievo di scopoa valere sui versamenti complessivi destinati alla Sanità Integrativa per sviluppare un sistema di Assicurazione Socialediffusa per le categorie non in grado di accedere autonomamente al Secondo Pilastro Sanitario. Si dovranno anche sviluppare i Fondi Sanitari Territorialiper un Regionalismo Differenziato «non diseguale»al fine di dare attuazione a politiche sanitarie integrate pubblico – privato in modo da garantire una funzionalizzazione delle risorse gestite dalla Sanità Integrativaall’innalzamento dell’accessibilità alle cure (e.g. mediante una gestione integrata delle Liste di Attesa), al riavvicinamento dei gapassistenziali tra i diversi Servizi Sanitari Regionali (anche mediante investimenti mirati in ciascun territorio)».

E poi?

«Per concludere, sarà essenziale sviluppare politiche sanitarie integrate pubblico – privato a livello territoriale che garantiscano una funzionalizzazione delle risorse gestite dalla Sanità Integrativa alla promozione ed alla tutela della Salute pubblica attraverso l’integrazione degli Erogatori Privati (strutture sanitarie) e dei Terzi Paganti (Fondi e Compagnie Assicurative) in una prospettiva di Secondo Pilastro Sanitario Complementare per TUTTI i cittadini anche in un’ottica di gestione sinergica con il S.S.N. delle Liste di Attesa, di «circolarità» delle informazioni sanitarie (Fascicolo Sanitario Elettronico Integrato) e di supporto agli Investimenti sanitari in ciascun territorio)». 

Non credo sia sufficiente una legislatura per tutto questo.

«Forse, ma il problema non è questo. Il problema è invece continuare a non prendere una posizione su questo tema perché questo vuol dire rimanere coerenti «in teoria» con un’impostazione – ormai superata dai fatti – che vede nel Servizio Sanitario Nazionale l’unico interlocutore per la Salute dei cittadini accettando, tuttavia, «nella pratica» un’inesorabile erosione del Diritto alla Salute dei cittadini». 

 

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