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Salute

Un tagliando per il nostro Sistema Sanitario

Il Sistema Sanitario Nazionale rischia il collasso per insufficienza di risorse. Si stima, infatti, che manchino dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali. E già nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente). Di questi  2/3 sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti. Non solo: 7,8 milioni di italiani hanno dovuto utilizzare per le spese sanitarie tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o presso banche e istituti di credito vari. E la spesa di tasca propria per la sanità è salita a 35,2 miliardi di euro (+4,2% nel periodo 2013-2016). Sono alcuni dei dati emersi dal VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, presentati oggi in occasione del 7° Welfare Day.

Per far fronte adeguatamente a tali sfide è fondamentale porre al centro dell’agenda politica un “robusto tagliando” al nostro Sistema Sanitario che intervenga strutturalmente sul tema del finanziamento e della qualità delle cure, per recuperarne le “quote di universalismo perdute” e ripristinarne la capacità redistributiva.

“Per risolvere strutturalmente il problema della sostenibilità del S.S.N., delle liste di attesa e dei costi della sanità privata – dichiara Mauro Vecchietti, Consigliere Delegato di RBM ASSICURAZIONE SALUTE – abbiamo presentato alle Istituzioni due progetti:

a) un secondo pilastro sanitario complementare per tutti i cittadini (modello francese), che evitando di far pagare di tasca propria le cure a 36 milioni di italiani intermedi collettivamente la spesa sanitaria privata garantendo al sistema sanitario la disponibilità di 22 miliardi di euro/annui aggiuntivi ed un contenimento della spesa sanitaria privata da 8,7 miliardi di euro a 4,3 miliardi annui

b) l’esternalizzazione di alcune assistenza (opting out, modello tedesco) che invece di accettare passivamente la rinuncia alle cure da parte di 13,5 milioni di italiani (di cui 2/3 a basso reddito) promuova un’assunzione di responsabilità per i cittadini con redditi più alti (15 milioni di cittadini) mediante l’assicurazione privata della totalità delle loro cure sanitarie con un risparmio previsto spesa sanitaria pubblica dai 18,5 miliardi di euro a 3,1 miliardi annui da investire a favore dei cittadini più bisognosi (economicamente ed a livello di salute).”

Il Sistema Sanitario deve essere riorganizzato sulla base di modello multipilastro perchè la sostenibilità è una direttrice prioritaria per guidare nuove politiche, piani e programmi.

È importante tornare ad investire sulla Salute attraverso l’empowerment e la responsabilizzazione dei cittadini, la riorganizzazione dell’erogazione delle prestazioni sanitarie, la prevenzione e la diversificazione delle fonti di finanziamento costruendo #INSIEME con le Parti Sociali, tutte le Forme Sanitarie Integrative – Fondi Sanitari, Compagnie Assicurative e Società di Mutuo Soccorso – e le migliori forze del Paese  un Secondo Pilastro anche in Sanità, da aggiungere al Servizio Sanitario Nazionale non lasciando più sola la maggioranza della popolazione (soprattutto i più bisognosi) ed, anzi, informandola con campagne istituzionali di questa nuova importante opportunità.

“È giunto il momento di scrivere nuove regole che possano preservare i fondamentali del nostro Sistema Sanitario, garantendo una risposta sicura per la nostra Salute e per quella delle future generazioni. In quest’ottica auspico – conclude Vecchietti – che anche la paventata riforma dei ticket allo studio del Ministro Lorenzin tenga ben presente che un Secondo Pilastro Sanitario può rappresentare un’importante leva aggiuntiva per le policy in ambito sanitario del nostro Paese senza la quale fare i conti sarà sempre più difficile. Non a caso, per tornare all’esperienza della Francia, in quel contesto una delle funzioni principali è proprio quella di rendere più equa e progressiva la quota di compartecipazione a carico dei cittadini”.  

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