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di Barbara Gobbi - Sanità24

«Non si strumentalizzino i dati sulla spesa sanitaria privata per mandare in soffitta il Servizio sanitario nazionale, che anzi va rilanciato. Non tutta la spesa privata, infatti, è funzione della incapacità del Ssn di dare risposte adeguate. Perché se si guarda all'interno di quei 40 miliardi di esborso dei cittadini denunciato sia nel Rapporto Gimbe sia dal Report RBM-Censis , emerge come la composizione di quella spesa sia estremamente varia e in parte esuli dal Ssn: spesa per ticket, differenza di prezzo tra farmaco "brand" e farmaco generico - sulla base della scelta che il singolo cittadino effettua - farmaci di fascia C, cure odontoiatriche che solo parzialmente sono incluse nei Lea, integratori, prodotti omeopatici e altro ancora».

Così il coordinatore del Tdm-Cittadinanzattiva, Tonino Aceti, commenta per Sanità24 la spesa da capogiro, le evidenze sulla sua composizione e le ricette proposte nei giorni scorsi. Ricordando anche un dato del Rapporto Gimbe: che il trend in ascesa della spesa sanitaria privata out of pocket «è rimasto invariato: procede al ritmo del +18,4% sia in fase pre crisi - dal 2000 al 2008 - sia dal 2009 al 2016», sottolinea Aceti. Che poi aggiunge: dal nostro Osservatorio sulle segnalazioni dei cittadini ci arriva più che un quadro di un indebitamento per pagarsi le cure da soli, secondo il report Rbm-Censis sarebbero 7 milioni i cittadini costretti a farlo, la necessità - quella sì - di ricorrere al proprio portafoglio a causa della difficoltà di accesso al Ssn. Non neghiamo che all'interno del Ssn esistano criticità, che devono essere affrontate subito, ma ce ne guardiamo bene dal correlare tutta la spesa privata alle criticità del Ssn. Una quota parte si che però è di molto inferiore ai 40 Mld denunciati».

Dagli stessi cittadini il Tdm-Cittadinanzattiva coglie spunto anche per possibili soluzioni, in un'ottica di potenziamento del "pubblico": «Le persone che si rivolgono alla nostra Organizzazione ci dicono che c'è bisogno di più Servizio sanitario pubblico, più accessibile, più efficiente e più equo.Segnalano l'esigenza di rilanciare gli investimenti nel personale sanitario che è stato pesantemente ridotto in questi anni, di contrastare il fenomeno fuori controllo delle liste d'attesa e di governare di più l'intramoenia. Ma non solo: tra le priorità rientra soprattutto l'abrogazione del superticket, nostro cavallo di battaglia, e il netto contrasto delle disuguaglianze nell'accesso alla salute tra le diverse aree del Paese e all'interno di uno stesso territorio».
Dai cittadini, insomma, arriverebbe la domanda forte di correttivi a un Servizio sanitario comunque da salvaguardare e rilanciare. «Rispetto ai fondi integrativi, che sono una realtà prevista dalla normativa, alcuni studi iniziano a far emergere evidenze, che a fronte di agevolazioni previsti per gli stessi dallo Stato, la loro attività sarebbe anche sostitutiva e non solo integrativa, come invece prevederebbe la normativa. Non solo. Iniziano ad essere segnalati anche alcuni profili d'iniquità, visto che gli stessi fondi integrativi sembrerebbero più diffusi nelle aree del Paese più ricche, con più occupazione e con maggiori servizi garantiti.Sappiamo che il ministero della Salute in questo periodo sta rilanciando un'attività di controllo e verifica su questi fondi, un'attività che reputiamo necessaria. Auspichiamo - conclude Aceti - che i fondi forniscano massima disponibilità in questa attività al ministero della Salute per mostrare che, dati alla mano, a fronte dei benefici fiscali corrispondano benefici anche in termini di salute per i cittadini che utilizzano queste prestazioni integrative e cioè non coperte dal Ssn. Nella direzione di una maggiore attività di verifica anche la recente indicazione della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione».

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