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di Francesca Vercesi - Corriere della Sera

Aveva già trovato la forza di gridarlo a gran voce, in piena ottica neoliberista, Christine Lagarde (nella foto), direttrice del Fmi, nel 2012 durante la presentazione del Global financial stability report: il rischio più imminente per l'umanità è la longevità. In altre parole si vive troppo a lungo, con le conseguenze di consumare una quota crescente di risorse e di pesare eccessivamente sui conti pubblici e privati. E, secondo le stime del Fmi, siamo destinati a vivere ancora di più. Infatti, se nel 2050 la vita media si sarà allungata di tre anni rispetto alle attese attuali, i costi già ampi dell'invecchiamento della popolazione aumenterebbero del 50%. A lanciare l'allarme ci sono anche gli investitori istituzionali e, più nel dettaglio, i fondi pensione che in cima alla lista delle preoccupazioni mettono proprio il rischio longevità. A fotografare questa realtà è State Street che, in un'indagine globale che ha coinvolto 400 professionisti del settore, mostra come questi percepiscano l'allungarsi dell'aspettativa di vita come il principale problema da affrontare. Alla richiesta di assegnare alle diverse tipologie di rischio una scala di priorità, il 26% attribuisce un livello «molto alto» al pericolo della longevità. A seguire ci sono i rischi di investimento, liquidità e operativi. Quando si tratta di affrontarli, la ricerca «Pensions with purpose: meeting the reti-rement challenge», rivela che meno di un quarto degli intervistati ritiene che l'organizzazione per la quale lavora abbia gestito in maniera efficace la questione longevità. Commenta Federico Viola, responsabile asset owners solutions sud Europa di State Street che «per avere successo in un momento come questo occorre spostare gli investimenti verso asset class che possano combinare performance sostenibili e presidio del rischio. Questo sta portando i principali schemi pensionistici a investire in modelli di governance più strutturati, più trasparenti e con più reportistica. Ma i fondi pensione, che si dicono consapevoli delle azioni da intraprendere, riconoscono anche che c'è ancora molto lavoro da fare». Infine, il 28% descrive la qualità della comprensione del rischio da parte degli asset manager esterni come «molto forte», contro solo l'8% che la considera sotto la media. E se i fondi pensione puntano a prendere più rischio e a gestirlo meglio, la soluzione fornita dal Fmi alla questione longevità è in due mosse: aumentare i contributi e alzare l'età pensionabile. Owero, pagare ancora più tasse e andare in pensione ancora più tardi. L'auspicio, a questo punto, è che i governi agiscano prima possibile e si mettano nelle condizioni di attuare le riforme strutturali necessarie per ridurre questo rischio.

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