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Claudia Marin - Qn

 

ROMA – Sarà possibile riscattare la laurea, ma anche coprire i vuoti contributivi per i periodi di non lavoro, pagando il dovuto in ben dieci anni e non più in cinque. L’obiettivo è anche elevare la soglia di età per accedere al bonus «pace contributiva» da 45 a 50 anni almeno, mentre resterebbe fermo il vincolo del 1° gennaio 1996 come data di inizio dell’attività lavorativa per poter usufruire del canale privilegiato. E’ questa la novità più attesa del primo pacchetto di emendamenti predisposto dal governo per il decretone su quota 100 e reddito di cittadinanza che approda oggi in aula al Senato. Per il passaggio alla Camera, invece, sempre l’esecutivo dovrebbe risolvere i nodi dell’allargamento della platea dei disabili e delle famiglie numerose per la conquista del sussidio di cittadinanza. 

Ma torniamo alla «pace contributiva» e, specificamente, al riscatto. Ebbene, la norma del decreto prevede che i cittadini di età non superiore a 45 anni (in sostanza i nati dopo il 1974, che abbiano cominciato a lavorare dal primo gennaio 1996, possano riscattare i periodi di studio per un massimo di 5 anni. In sostanza, la norma vale solo per coloro che ricadono interamente nel sistema di calcolo contributivo. Quanto allo sconto, la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro ha stimato in 5.241,30 euro il costo annuo da pagare per ogni anno di studio: con un totale che varia da 15mila euro per una laurea breve a 25mila per un corso quinquennale. Tirate le somme, lo sconto, rispetto al meccanismo attuale, arriva al 60 per cento. 

Se questo è l’impianto dell’operazione, le novità in arrivo finirebbero per renderla anche più vantaggiosa. E forse per estenderla. Sul primo versante, mentre oggi è previsto che l’onere possa essere spalmato in 5 anni, con 60 rate mensili, il governo punta a estendere la ratizzazione a dieci anni, fino a 120 rate, per un importo minimo di 30 euro. Il secondo correttivo, invece, da un lato contempla la possibilità che i lavoratori stagionali possano coprire i vuoti contributivi, più che gli anni di studio, anche per le «annualità» fino a tutto il 31 dicembre 1995 (precedenti al ’96, dunque). E, dall’altro, potrebbe far salire l’età di accesso al beneficio da 45 a 50 anni. Anche se su quest’ultimo fronte pesa la valutazione critica della Ragioneria generale dello Stato.  

E sempre dalla Ragioneria sono arrivate note critiche per gli oneri su altre due modifiche al capitolo pensioni, che, però, potrebbero essere ripescate alla Camera: quella che mira a garantire quattro mesi di sconto sull’età pensionabile delle mamme per ogni figlio (per un massimo di 12 mesi) e quella che consente alla lavoratrici madri con un figlio disabile di accedere alla pensione con tre anni di contribuzione in meno, 35 anziché 38, facendo così scendere da 100 a 97 la «quota» per il pensionamento anticipato. 

Gli altri emendamenti in ballo del governo riguardano: norme per favorire le assunzioni dei vincitori e degli idonei dei concorsi pubblici principalmente in vista della grande fuga con quota 100 dei dipendenti più anziani e la proroga di misure relative alla cassa integrazione e di altri ammortizzatori sociali. Per il taglio delle pensioni dei sindacalisti, invece, se ne parlerà nel passaggio del provvedimento a Montecitorio. 

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