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Welfare

Ricerca Censis/Assidancolf: così tate e colf creano lavoro

di Rita Querzè (tratto dal Corriere della Sera) 

La detassazione delle spese per domestiche, baby sitter e badanti per incentivare l’occupazione femminile. La simulazione del Censis.

Quanto vale la possibilità per le famiglie italiane di tenere insieme il lavoro con la cura di nonni e figli? Secondo il Censis basterebbe un investimento tutto sommato contenuto — 72 milioni di euro su una spesa pubblica di 800 miliardi l’anno — per migliorare le cose in modo sostanziale. Il tutto con tre vantaggi collaterali rilevanti. Il primo: emersione dal nero di 340 mila tra colf, badanti e baby sitter. Il secondo: 104 mila nuovi posti regolari sempre nel lavoro di cura. Ultimo ma non meno importante: altri 80 mila posti creati per effetto dell’aumentato potere d’acquisto delle famiglie. A cogliere l’«effetto volano» dell’operazione potrebbero essere proprio le donne con livelli professionali medio/bassi che oggi non cercano occupazione perché il costo della tata o della baby sitter si mangerebbe lo stipendio.

Miracoli? Non proprio. Assindatcolf, associazione che opera nel campo dei servizi alle famiglie datori di lavoro, ha commissionato al Censis un’indagine che verrà presentata oggi a Roma. All’istituto di ricerca è stato chiesto di valutare quale sarebbe l’impatto per il Paese di una misura che consenta la deduzione dall’imponibile delle spese per colf, baby sitter e badanti. Parliamo sia degli stipendi che dei contributi per un ammontare di minori entrate fiscali per lo Stato pari a 2,151 miliardi. Il risultato è quello che abbiamo appena visto. Una misura di questo tipo — auspicata anche dal Corriere durante il Tempo delle donne che si è tenuto a Milano in ottobre — ha bisogno di tempo per dispiega re tutti i suoi effetti positivi. Ecco perché nell’immediato l’esborso per l’erario sarebbe di 675 milioni di euro l’anno, una somma che tiene già conto d ell’emersione da l nero di baby sitter, colf e badanti.

Ma nel medio periodo a mitigare l’onere per le casse pubbliche de gli sgravi fiscali sul lavoro domestico sarebbero i versamenti contributivi legati alle nuove assunzioni in tutti i settori e il gettito dell’Iva generato dall’aumento dei consumi. Ecco perché a regime l’operazione costerebbe allo Stato « soltanto » 72 milioni di euro l’anno. A oggi in Italia so no 2.143.000 le famiglie che si avvalgono di un aiuto domestico. Ma ce ne so no altre 2.900.000 che ne avrebbero bisogno e non se lo possono permettere.

«Per aiutare le famiglie meno abbienti l’unico strumento è quello della deducibilità totale del costo del lavoro domestico. E la strada più veloce sarebbe inserire la misura nella legge di Stabilità», auspica il presidente di Assindatcolf Renzo Gardella. «Le stime co ntenute nel Rapporto Censis dimostrano l’asso luta sostenibilità per le casse dello Stato della deduzione totale del costo del lavoro domestico — aggiunge il presidente di Assindatcolf Andrea Zini —. Le misure per favorire l’aumento della natalità passano anche da qui».

Oggi chi dà lavoro a una baby sitter può contare solo sulla deduzione fiscale dei contributi pagati f in o a 1.549 euro. «Con la crisi, dal 2010 poco meno di 350 mila famiglie hanno dovuto rinunciare a colf, badanti e baby sitter. Le donne si stanno facendo sempre più carico del lavoro domestico», fotografa la situazione Andrea Toma, ricercatore del Censis che ha curato l’indagine. «In futuro la situazione non potrà che complicarsi — continua Toma —. La quota di anziani sulla nostra popolazione sta aumentando rapidamente». Come dire: si può smettere di fare figli ma non si possono ignorare i genitori anziani.

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