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La deflazione azzera (o quasi) gli aumenti delle pensioni nel 2015: si avrà solo lo 0,2-0,3 per cento in più. Gli incrementi si aggireranno al massimo sui 6,50 euro annui per i trattamenti minimi. E le rendite sopra i 3 mila euro subiranno addirittura un taglio per i maggiori importi incassati nell’anno in corso. Tutto a vantaggio delle casse pubbliche e dell’Inps che risparmierà oltre due miliardi.

Un passo indietro e si comprende come si possa arrivare al risultato indicato. Come sappiamo l’inflazione incide anche sul valore della pensione. E, proprio per scongiurare che con il passare del tempo l’assegno, così come determinato al momento del pensionamento, perda potere d’acquisto, è stato predisposto un meccanismo di salvaguardia che prende il nome di perequazione o rivalutazione automatica e che indica esattamente l’adeguamento periodico di quanto si percepisce all’aumento del costo della vita. In pratica, l’Istat determina la percentuale di incremento del livello dei prezzi da un anno all’altro e l’Inps eroga, da quel momento in avanti, la pensione aumentata di quella percentuale.

In realtà, nel corso degli ultimi decenni la leva della rivalutazione è stata ampiamente utilizzata – secondo diverse modalità – per realizzare risparmi per le casse dello Stato. Per il 2015, in particolare, il meccanismo prevede l’adeguamento al 100 per cento dell’indice Istat per le pensioni fino a tre volte il trattamento «minimo» (1.502,64 euro), mentre per quelle di importo superiore la rivalutazione sarà via via decrescente, fino a scomparire, come si vede dalla tabella di riferimento.

Il punto è che per il 2015 proprio l’indice Istat utile per la perequazione - come fissato a novembre dal Ministero dell'Economia - sarà solo dello 0,30 per cento e, dunque, i benefici saranno di conseguenza prossimi allo zero. Non solo. Poiché per il 2014 sono stati corrisposti incrementi superiori dello 0,10 per cento a quanto dovuto, il risultato di tutto sarà un aumento ancora più basso: solo 0,20 per cento. Per i trattamenti sopra i 3 mila euro mensili lordi, per effetto di ulteriori aggiustamenti e conguagli, si arriverà addirittura a un taglio dell’assegno. Traducendo in cifre, chi percepisce una pensione minima (sui 500 euro) si dovrà accontentare di non più di 6,50 euro annui; chi ha un assegno sui mille euro, potrà contare su un incremento di 13 euro circa; chi sta intorno ai 1.600 euro, avrà circa 45 euro in più l’anno. Tutto lordo. Ma chi sta sopra i 3 mila euro, dovrà restituire circa 70 euro.

Si spiega perché quest’anno il capitolo pensioni della legge di stabilità non ha previsto la consueta stangata: era già incorporata, automatica e diretta. Senza bisogno di nuove norme.

Di seguito la tabella con tutte le cifre.

Aumenti delle pensioni per variazioni del costo della vita

- Anno 2015 -

Ammontare della pensione

Percentuale di aumento

Pensioni fino a tre volte il trattamento minimo Inps: fino a 1.502,64 euro

Aumento dell’0,30% (100 per cento della variazione indice Istat)

Pensioni oltre 1.502,64 e fino a 2.003,52 euro (oltre 3 volte e fino a 4 volte il trattamento minimo)

Aumento dell'0,285% (95 per cento della variazione indice Istat)

Pensioni oltre 2.003,52 euro e fino a 2.504,40 (oltre 4 volte e fino a 5 volte il trattamento minimo)

Aumento dello 0,225% (75 per cento della variazione indice Istat)

Pensioni oltre 2.504,40 euro e fino a 3.005,28 euro (oltre 5 volte e fino a 6 volte il trattamento minimo)

Aumento dello 0,15% (50 per cento della variazione indice Istat)

Pensioni oltre 3.005,28 euro (oltre 6 volte il trattamento minimo)

Aumento dello 0,135% (40 per cento della variazione indice Istat)

 

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