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di Antonino Cannioto e Giuseppe Maccarone - Il Sole 24 Ore

La firma sul decreto attuativo del cosiddetto ”part time agevolato” ha acceso il dibattito fra gli addetti ai lavori ancor prima della pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del provvedimento che attua la previsione contenuta nell’articolo 1, comma 284, della legge di stabilità 2015 (legge 208/15). La disposizione si colloca nel solco delle norme finalizzate a rendere più agevole e graduale l’uscita dal mondo del lavoro dei dipendenti del settore privato. La norma riguarda i dipendenti a tempo indeterminato, con almeno 20 anni di contributi, che maturano il diritto alla pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018. La norma, infatti, disegna un percorso che offre ai lavoratori più tempo libero senza penalizzarli sull’entità dell’assegno che riceveranno dall’Inps. Inoltre, a fronte del minor peso della busta paga nel periodo interessato (al massimo fino al 31 dicembre 2018) – conseguenza della diminuzione della retribuzione in proporzione alle ore non lavorate – i dipendenti potranno contare su un tesoretto esente da prelievo fiscale e contributivo pari alla quota di contribuzione pensionistica datoriale (23,81%) che l’azienda avrebbe dovuto versare all’Inps sulla cosiddetta “retribuzione persa” dagli interessati. Anche le aziende, in taluni casi, possono guardare positivamente alla norma che consente loro di realizzare economie gestionali soprattutto con riferimento a lavoratori “stanchi” o adibiti a mansioni o posizioni ormai da ritenere “obsolete”. Diversa, invece, è la valutazione che le imprese dovranno fare quando a chiedere di avvalersi del “part time agevolato” sono lavoratori specializzati, in possesso di know how di rilievo o collocati in posizioni strategiche negli organigrammi aziendali. In questo caso, infatti, verosimilmente si renderà necessario un incremento negli organici per supportare la minore prestazione lavorativa cui i datori di lavoro andranno incontro. Ecco allora la necessità di una valutazione più attenta che guardi all’operazione su più fronti (politica di impresa, turn over, ringiovanimento della popolazione aziendale eccetera) e non solo su quello economico/finanziario. Con riferimento a questo specifico punto, nell’esempio a fianco emerge come il costo che l’impresa deve sostenere per assumere personale in grado di coprire la diminuzione delle ore lavorate superi – pur applicando l’esonero contributivo previsto dalla Legge 208/15 – il minor esborso derivante dall’ammissione al part time agevolato. Va, peraltro, osservato che quest’ultimo strumento, per quanto misura sperimentale, travalica il 2016, mentre l’esonero biennale è attualmente circoscritto alle sole assunzioni effettuate nel corrente anno. Laddove lo sgravio (ora biennale) non dovesse essere riproposto, le aziende saranno chiamate a rivedere le stime, considerando gli altri incentivi contributivi, peraltro limitati, su cui potranno contare. In conclusione, la previsione contenuta nella legge di Stabilità, che a breve troverà attuazione, si offre come un’opportunità per lavoratori e aziende. In realtà per i primi i vantaggi appaiono in modo più evidente; le imprese - in talune situazioni – sono, invece, chiamate a sviluppare disamine più approfondite e di ampio respiro.

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