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Lavoro

La zavorra burocrazia. Che impresa aprire un’impresa

di Elena G. Polidori - Quotidiano.net

La burocrazia rimane un freno alle potenzialità di sviluppo e crescita dell’Italia. E presta il fianco a comportamenti opachi che non di rado alimentano la corruzione. Questo nonostante i numerosi tentativi di riforma, i proclami di ogni governo e di ogni forza politica, l’avanzare dei processi di innovazione e digitalizzazione. 

Insomma, è come se il Paese provasse a correre, ma con il freno a mano tirato. A valutare l’impatto delle pastoie burocratiche sull’avvio di attività imprenditoriali è stata la Cna con l’Osservatorio "Comune che vai, burocrazia che trovi". Una indagine condotta sul campo, in collaborazione con 52 uffici Cna territoriali in comuni, di cui 50 capoluoghi di provincia.

Lo studio ha preso in esame alcune tipologie d’impresa (di seguito gli esempi su parrucchieri, bar, autoriparazione, gelateria, falegnameria), per ognuna è stato calcolato il numero di adempimenti, gli enti coinvolti e le operazioni necessarie all’apertura, oltre al costo totale dell’autorizzazione. Il tutto, sommato ad altri adempimenti che riguardano la salute e la sicurezza, la pratica per esporre un’insegna, la ristrutturazione dei locali, l’assunzione di un apprendista.

Un ginepraio, nel quale non solo è difficile districarsi ma che cambia anche da comune a comune, incidendo in termini di tempo e soprattutto di denaro.

Per dire: chi vuole aprire un’attività di autoriparazione deve adempiere ben 86 pratiche. Ma anche chi ha di fronte la strada relativamente più agevole, come l’aspirante acconciatore, se ne ritrova di fronte ben 65. Così come si può arrivare a dover spendere quasi 20mila euro solo per soddisfare la fame dell’insaziabile moloch della Pubblica amministrazione, somma che – invece – potrebbe essere adoperata più proficuamente per acquistare macchinari e attrezzature necessari all’attività. Invece, tocca perdere tempo per addentrarsi nella complessità – considerata da tutti "eccessiva" – delle normative su salute e sicurezza, che mancano di declinazioni diverse a seconda dell’impresa che si va ad aprire e che viene imposta a tutti i datori di lavoro senza riguardo per il tipo di attività o dimensione dell’impresa che si va ad aprire. Stessi obblighi per tutti, documentali e formativi. La complessità si traduce anche in onerosità. La spesa media per gli adempimenti su salute e sicurezza sul lavoro va da 1.854 euro per attività di gelateria e acconciature, considerate a basso rischio, a 2.119 per i bar, 4.414 per l’autoriparazione e addirittura 5.784 euro per la falegnameria. 

Per non parlare delle insegne. Ebbene, avere l’autorizzazione per posizionare insegne o altri mezzi pubblicitari coinvolge fino a dodici enti. E se l’attività è prospicente una strada statale, anche la Provincia e l’Anas sono chiamate a dare la loro autorizzazione. In ogni caso, anche per un’insegna di piccole dimensioni posta al di sopra di un’attività in una zona semicentrale, per redigere la richiesta di autorizzazione con i relativi documenti è necessaria una consulenza tecnica. Il combinato disposto porta alcuni comuni (Catania, La Spezia, Siena, Torino) a prendersi oltre 60 giorni per rilasciare il nulla osta. Se l’insegna va collocata in un centro storico, la situazione si complica perché ci vuole pure un nulla osta paesaggistico e un via libera della Polizia municipale.

E se uno ha bisogno di assumere un apprendista? Il costo è di 400 euro, ma il tempo che si perde per avere tutte le autorizzazioni è lungo settimane.

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