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Sanità integrativa

IX Rapporto Rbm-Censis sulla sanità pubblica, privata e intermediari: intervista a Marco Vecchietti

Mi sintetizza in una riga il vostro ultimo rapporto, presentato al welfare day 2019 a Roma?

Provo a fare di meglio. Lo sintetizzo in tre parole: “Welfare di cittadinanza”

Cosa intende dire quando parla di “welfare di cittadinanza”?

Mi riferisco al fatto che occorre pianificare un veloce passaggio da una sanità integrativa a disposizione di pochi (circa 14 milioni di italiani hanno una polizza sanitaria) ad una sanità integrativa diffusa tramite l’evoluzione del Welfare Integrativo da strumento “contrattuale” a strumento di “tutela sociale” in una prospettiva di presa in carico dell’intero “Progetto di Vita” dei cittadini”. 

Credo infatti che ormai non sia più sufficiente limitarsi a garantire finanziamenti adeguati alla Sanità Pubblica, ma è necessario affidare in gestione le cure “acquistate” dai cittadini al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale attraverso un Secondo Pilastro Sanitario aperto.

Si riferisce agli ultimi dati del vostro IX Rapporto?

Esattamente. Ci sono quasi 20 milioni di italiani che sono costretti a pagare di tasca propria almeno una prestazione sanitaria all’anno tra quelle prescritte dal medico. Tra questi 19,6 milioni (questo è il dato preciso) la metà circa appartiene alle categorie sociali più fragili, come gli anziani e malati cronici. 

E poi c’è il popolo dei “rassegnati”, coloro cioè (1 italiano su 2) che non provano neanche a prenotare una prestazione sanitaria con il SSN ma vanno direttamente nel privato mettendo mano al portafoglio.

E come se non bastasse, abbiamo previsto tra l’altro che nel 2019 le prestazioni sanitarie pagate dai cittadini aumenteranno ancora passando da 95 a 155 milioni. Stesso trend per quanto riguarda l’andamento di prestiti e credito al consumo per finanziare le proprie cure: si passa infatti dal 10,54% al 27, 14%”. 

Prima parlava di secondo pilastro sanitario. Come lo immagina? 

Il Secondo Pilastro Sanitario non è un modello nel quale i cittadini ricevono le cure privatamente, ma un sistema di “gestione in monte” delle prestazioni sanitarie erogate al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale rimaste a loro carico. Non è la Sanità Integrativa a spingere i consumi privati in Sanità, ma la crescita della Spesa sanitaria privata a richiedere un maggiore livello di «intermediazione» delle cure private dei cittadini. Ancora una volta l’evidenza è nei numeri: tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una crescita del + 9,9% della Spesa sanitaria privata la Spesa sanitaria “intermediata” dalla Sanità Integrativa è cresciuta del + 0,5%. Appare evidente che nel lungo periodo solo un cambio di passo potrà consentire di risolvere il difficile rebus della sanità italiana: la soluzione è la prevenzione sanitaria intesa come una azione di lungo periodo in grado di prevenire l’insorgere delle patologie o almeno individuarle in fase iniziale, prima che diventino gravi o irreversibili, con relativa moltiplicazione dei costi sanitari. Oggi di prevenzione sanitaria si parla molto e si pratica troppo poco: la sfida è far entrare nella cultura sociale la priorità della prevenzione, dagli stili di vita al ricorso alle tante forme di screening”

Avete esaminato anche i tempi di attesa oltre ai costi?

Si. E purtroppo anche qui i dati non sono incoraggianti. Per le visite specialistiche, per esempio, si hanno tempi veramente troppo lunghi: 128 giorni medi di attesa per una visita endocrinologica, 114 per una visita diabetologica, 65 per una visita oncologica, 58 per una visita neurologica, 57 per quella gastroenterologica, 56 per una visita oculistica, 54 per una visita pneumologica, 49 giorni per una visita di chirurgia vascolare e 49 giorni per una visita cardiologica. È evidente che a fronte di queste lungaggini molti cittadini (il 44% degli intervistati) si rivolgono direttamente al privato anche per le cure che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale. Per alcuni diventa una decisione “vitale”.

Mandiamo un messaggio al Governo in carica?

Certamente. Dico semplicemente che la Sanità Integrativa, Fondi e Polizze Sanitarie sono in grado di garantire un aiuto concreto ai cittadini ed alle famiglie italiane di fronte al costante innalzamento dei bisogni di cura ed alla necessità di pagare una quota sempre maggiore delle cure di tasca propria. Un sistema che nei numeri dimostra di funzionare piuttosto bene per chi lo ha già. A questo punto sarebbe normale immaginare politiche da parte del Governo che siano di supporto alla diffusione di questa importante tutela sociale aggiuntiva. 

 

 

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