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di Mario Giordano - La Verità

Caro Feltri, è vero: ti ho citato nel mio libro Vampiri. Ho citato esattamente quello che hai scritto di tuo pugno, in una lettera al Fatto Quotidiano: «A 54 anni, dopo 35 anni di contributi, ho maturato il diritto alla pensione d'anzianità (180.000 euro l'anno, forse di più, non ricordo) che non ho incassato fino ai 65 anni per il divieto di cumulo». Mi hai chiesto, nel tuo editoriale di ieri, che cosa ci sia di indecente in tutto ciò. E io provo a spiegartelo. Ovviamente non c'è nulla di indecente in te, cui sono debitore della mia prima assunzione al Giornale e di tanti insegnamenti. Quello che io ritengo ingiusto è il privilegio che i giornalisti si sono tenuti fino al 31 dicembre 2016 di andare in pensione a 57-58 anni, in alcuni casi anche a 55 anni, salvo poi continuare a lavorare come se nulla fosse, alla faccia della legge Fornero, della stretta previdenziale, della curva demografica e della necessità di tagliare. Ebbene sì: alla faccia, cioè, di tutto quello che hanno raccontato nei loro articoli, i giornalisti hanno continuato fino all'altro giorno ad andare in pensione a un'età impensabile per qualsiasi operaio siderurgico. Per quale motivo? Il nostro è forse un lavoro più usurante? Non si direbbe. Sono d'accordo con il principio che esprimi nel tuo articolo, caro Feltri, e che è quello che ispira tutto il mio libro sui Vampiri: il problema non è chi prende pensioni alte, ma chi prende pensioni vergognosamente superiori ai contributi versati. Tu dici di non essere nella schiera e io ti credo, infatti non ti ho accusato di ciò, ti ho citato solo per esemplificare (come tu mi hai insegnato) il principio delle baby pensioni dei giornalisti. E l'ho fatto solo perché tu ti sei dichiarato pubblicamente, altrimenti non mi sarei permesso. Ma sei sicuro che tutti i giornalisti che hanno preso baby pensioni o pensioni d'oro hanno versato contributi sufficienti a coprire quanto ricevono? Non si direbbe. Altrimenti i conti dell'Inpgi, l'istituto previdenziale dei giornalisti, non sarebbero in rosso come sono. Negli ultimi anni il disavanzo è cresciuto a dismisura: nel 2011 era pari a un milione di euro, nel 2012 è passato a 7 milioni di euro, nel 2013 a 51 milioni, nel 2014 a 81 milioni e infine nel 2015 a 112 milioni di euro. Una cifra che ha fatto scattare l'allarme preoccupato della Corte dei conti: l'ente è sull'orlo del baratro, hanno detto i magistrati contabili nel giugno 2016, paventando il rischio di un devastante crac definitivo. Per questo le regole sono cambiate e proprio l'altro giorno è stata approvata una stretta previdenziale. Non sarà l'ultima, temo. Temo per me, temo per noi. Temo soprattutto per chi sta iniziando ora la professione che tu ed io amiamo così tanto. Vedi, caro Feltri, il mondo dei giornalisti è purtroppo lo spaccato perfetto del mondo che cerco di raccontare nel mio libro, un mondo diviso in due, da una parte i dannati, dall'altra i privilegiati previdenziali. Da una parte infatti, nelle redazioni, ci sono ragazzi che oggi lavorano, scrivono, intervistano, rischiano, si documentano, si espongono ogni giorno per pochi soldi, senza nessuna prospettiva e con una sola certezza: la pensione, se mai arriverà, sarà da fame. E dall'altra ci sono i garantiti, i privilegiati, c'è l'istituto dei prepensionamenti (150 milioni pagati in 10 anni dallo Stato per consentire la pensione dei giornalisti a 58 anni) e ci sono le pensioni d'oro: su 8.600 pensioni pagate ai giornalisti la metà (4.489) sono superiori ai 57.000 euro l'anno, cioè sfiorano i 5.000 euro lordi al mese; poi ce ne sono 105 superiori ai 150.000 euro lordi l'anno (9.000 euro lordi al mese). E 35 addirittura superiori ai 200.000 euro lordi al mese (cioè oltre 16.000 euro lordi al mese). Ecco questa discriminazione è indecente. Anche perché, nel frattempo, sotto il peso dei privilegi passati l'Istituto affonda... Tu scrivi che l'Inps, senza assistenza, sarebbe in attivo (l'Inpgi no, in ogni caso). E comunque: ti pare giusto che dobbiamo pagare 4 miliardi l'anno per il Fondo lnps dei ferrovieri, perché troppi ex dipendenti delle Fs prendono pensioni superiori ai contributi versati? Ti pare giusto che dobbiamo pagare pensioni da nababbi (fino ad arrivare a quella record da 90.000 euro al mese) agli ex manager della Telecom, non in base a contributi versati ma a leggi privilegiate? Nessuno dei miei Vampiri viola le regole, sia chiaro. Ma quello che ti contesto è che non è vero che sono casi sporadici: al contrario, è un sistema che vale 45 miliardi l'anno. E che dovrebbe essere rimesso a punto subito (si può fare, lo dici anche tu), non solo per recuperare risorse ma anche per recuperare equità. Noi giornalisti non possiamo tirarci indietro. Per questo, nel denunciare i Vampiri d'Italia, ho pensato che non potevo andare avanti senza prima provare a infrangere il grande tabù che domina il mondo della previdenza, quello che appunto riguarda la nostra categoria. Finora ci eravamo autorisparmiati. Si capisce: cane non mangia cane, giornalista non mangia giornalista. Ma tu mi hai insegnato a non avere paura di nulla e a rompere ogni reticenza e ogni omerta. Per cui sono sicuro che capirai. E, anche se ora a voce alta mi stai mandando a quel Paese, in cuor tuo stai pensando: però...

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