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Pensioni

Giovani, con il sistema contributivo pensioni magre

di Leonardo Comegna - Italia Oggi

516,46 euro (un milione delle vecchie lire) di contribuzione accantonata nell’anno 2017 utile per il nuovo calcolo della pensione con il sistema contributivo (introdotto dalla legge n. 335/1995, riforma Dini), nel 2019 valgono 524 euro. Ciò grazie alla variazione media del prodotto interno lordo (Pil) nominale, verificatasi nell’ultimo quinquennio. Dato recentemente indicato dall’Istat al Ministero del Lavoro la scorsa settimana. Ma vediamo di spiegare meglio di cosa si tratta. I maggiori interessati al nuovo criterio di calcolo della rendita sono i giovani. Il meccanismo del metodo «contributivo» è abbastanza semplice. Tre i parametri cui fare riferimento: la retribuzione, la cosiddetta aliquota di computo e il coefficiente di trasformazione del montante contributivo. In poche parole, con il versamento dei contributi il lavoratore accantona il 33% (aliquota di computo dei dipendenti) della propria retribuzione. Il conto contributivo viene rivalutato annualmente sulla base della dinamica quinquennale del Pil (il prodotto interno lordo).

Alla data del pensionamento, al montante accumulato, la sommatoria dei versamenti effettuati e rivalutati, si applica un coefficiente di conversione correlato all’età, coefficienti che in base alla cosiddetta riforma del Welfare, legge n. 247/2007, sono stati rivisti in diminuzione proprio a partire dal 2019: 4,932%, per chi sceglie di lasciare il lavoro a 63 anni, al 5,245% per chi resiste fino a 65 anni e al 5,604% per chi decide di arrivare fino a 67 anni (età di vecchiaia dell’anno prossimo).
Montante rivalutato. Come si è detto, il montante si ricava applicando alla base imponibile (retribuzione, o reddito) l’aliquota di computo: 33% per i lavoratori dipendenti e 24% per gli autonomi (artigiani e commercianti). La somma così ottenuta si rivaluta su base composta al 31 dicembre di ogni anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso di capitalizzazione dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (pil) nominale, calcolato dall’Istat. La nota dell’Istituto di statistica serve praticamente per liquidare le pensioni con decorrenza 2019.

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