Tu sei qui

di Vitaliano D'Argenio - Il Sole 24 Ore

Sorpresa. La previdenza integrativa italiana è più sostenibile di quanto ci si aspettasse. È ciò che emerge da una ricerca Mefop, l'agenzia governativa che si occupa dei fondi pensione. Il 44% dei 36 fondi «negoziali» italiani (2,7 milioni di iscritti e 47 miliardi di euro in gestione) adotta dei criteri Esg contro il 23% dei 43 «aperti»(1,26 milioni di iscritti e 18 miliardi in gestione). Poi ci sono i Pip (19%) e i fondi preesistenti (12%).

IL BOOM ETICO DEI NEGOZIALI Il dato dei negoziali è un elemento importante. Una tendenza da sottolineare. Qui ci interessa capire la metodologia utilizzata da Mefop nel monitoraggio dei criteri Esg (ambiente, sociale, governance). Nella finanza etica infatti c'è grande dibattito sui parametri utilizzati per definire «sostenibile» un prodotto finanziario. «In quelle percentuali vi sono anche i fondi pensione che per esempio hanno fatto un controllo ex post sulla strategia Esg - spiega Stefania Luzi, curatrice della ricerca e responsabile area economia e finanza di Mefop -. I consulenti dei fondi pensione, quindi, analizzano il grado di responsabilità sociale dei singoli portafogli e restituiscono poi una valutazione ai consigli d'amministrazione. A quel punto i fondi pensione decidono i meccanismi per implementare la sostenibilità del loro portafoglio». I cda potrebbero però anche scegliere di accogliere l'informazione e non portare avanti alcuna strategia. «Il controllo ex post è utile perché il fondo prende consapevolezza sul grado di sostenibilità del proprio portafoglio - aggiunge Luzi -. Inoltre, per misurare la carbon footprint (l'impronta di carbonio), il controllo ex post è l'unica strada percorribile». Luzi segnala inoltre che tra i fondi pensione negoziali «sostenibili» sono stati inseriti anche quelli con una linea etica (per esempio Laborfonds) o quelli che hanno sottoscritto i Pri, i principi Onu, e che fanno engagement (per esempio Cometa, il fondo dei metalmeccanici). «In quel 44% vi sono pure i fondi pensione che hanno scelto un benchmark Esg per le azionie non per le obbligazioni», conclude Luzi. Una strategia dunque sostenibile ma non per l'intero patrimonio.

UN AMPIO BAGNO Si amplia dunque la platea dei fondi pensione italiani che applicano criteri di sostenibilità alle masse in gestione. Forse i «puristi» del settore non apprezzeranno l'ingresso in questa platea di investitori istituzionali che fanno esclusivamente il controllo ex post. Ma tant'è. D'altronde viene specificato anche nel documento Mefop: del 44% dei negozialietici, un 56% effettua soltanto un investimento parziale nel segmento della sostenibilità. «È certamente una sorpresa positiva constatare che un'alta percentuale di fondi pensione italiani sta aderendo ai principi di sostenibilità - afferma Rodolfo Fracassi, direttore e fondatore di MainStreet Partners, società specializzata in impact investing -. Bisogna poi capire quale specifica strategia usano i fondi pensione in ambito sostenibilità». Infatti ci sono gli investitori che usano il semplice screening negativo (esclusione di settori come tabacco, pornografia, alcol e armi). Altri che invece usano strategie di impact investing. Insomma il panorama è vario.

GREEN BOND DI STATO E se lo Stato italiano emettesse un BTp green come proposto di recente da Consob? Potrebbe essere forse una svolta per i fondi pensione italiani. «Raccolgo con favore la recente proposta del commissario Consob, Anna Genovese di affiancare ai green bond l'emissione di BTp verdi in quanto questo riaprirebbe il lento cantiere degli investitori istituzionali verso la sostenibilità ambientale - spiega Walter Bottoni, consulente nel settore della responsabililtà sociale -.Tale tema non ha ancora sfondato nell'ambito della previdenza integrativa italiana. Pertanto l'adozione di una serie di strumenti dedicati obbligherebbe tutti gli attori sociali coinvolti a produrre uno sforzo nuovo e coerente». Stessa lunghezza d'onda per Fracassi: «Sì, la proposta Consob è molto interessante sul versante green bond. Poi ci saranno da affrontare questioni burocratiche e di accountability ma è la direzione giusta».

I nostri partner