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Previdenza

Casse pronte a investire in Atlante ma niente rischi per le pensioni

di Paolo Baroni - Il Secolo XIX

«SEMBRA di assistere all'assalto della diligenza, come nei film del Far West» dice Alberto Oliveti, presidente dell'Enpam (la più importante e ricca delle casse di previdenza private, quella dei medici) e dell'Adepp, l'associazione che raggruppa tutti e 19 gli enti previdenziali privati. Tutte assieme gestiscono un patrimonio di oltre 70 miliardi di euro, un "tesoretto" che già l'anno passato aveva scatenato gli appetiti del governo e che ora ci si aspetta che possa essere in parte impiegato per risolvere il problema delle sofferenze delle banche. Oliveti, che ha già incontrato un mese fa il ministro dell'Economia, non chiude la porta a questo tipo di richieste ma detta condizioni ben precise. «Noi - spiega - gestiamo soldi che ci sono stati affidati obbligatoriamente per garantire prestazioni obbligatorie in campo previdenziale, prestazioni di rango costituzionale. E' chiaro che dobbiamo investirli in maniera efficace per pagare le pensioni. Però è anche vero che questi sono contributi che nascono dal lavoro dei liberi professionisti e la tenuta del sistema-Italia è fondamentale perché questo lavoro sia produttivo». Quindi se domani vi chiedono di entrare in Atlante 2 cosa rispondete? «Che abbiamo l'obbligo di investire le nostre risorse in maniera prudente, affidabile e trasparente, e che i nostri investimenti devono essere conservativi e non speculativi. Quindi non ci possiamo permettere investimenti rischiosi». Già oggi Atlante garantisce ai suoi investitori un rendimento del 6%, dubito che nel vostro portafoglio ci siano titoli che rendono tanto. «E' vero non abbiamo investimenti che rendono tanto. Ma visti i tempi un rendimento del genere incorpora di per sé una quota significativa di rischio». In giro investitori liquidi come voi però se ne vedono pochi. Se arrivasse una richiesta ufficiale cosa rispondereste? «La premessa è che bisogna stare assolutamente dentro le regole del mercato, quindi professionisti validi, specializzati nella gestione di crediti problematici, investimenti fatti razionalmente, e senza alcun tipo di turbativa se non quelle naturali di mercato. Ma per fare questo noi dobbiamo essere a tutti gli effetti delle casse previdenziali private, come ci aveva definito all'origine il legislatore». Non lo siete già? «In realtà siamo un ibrido. Svolgiamo una funzione pubblica perché pagare le pensioni rappresenta a tutti gli effetti una funzione pubblica, però gli strumenti per conseguire questa funzione sono privati. E visto che c'è anche il dubbio che certi interventi possano essere classificati dall'Europa come aiuti di Stato è bene chiarire una volta per tutte lo nostra situazione: ovvero che siamo casse privatizzate a tutti gli effetti. Per cui, prima di affrontare la questione sofferenze, in via pregiudiziale chiediamo di fare un tagliando alla legge ridefinendo con chiarezza i principi». Si è detto che potreste mettere a disposizione mezzo miliardo... «Queste sono cifre in libera uscita. E poi occorre vedere su che quota di Npl si agisce, che qualità hanno. E' un lavoro molto serio di analisi che va fatto, al punto che non escludo che una volta che si decida di intervenire lo si possa fare con un fondo gestito direttamente da noi». Presidente, vi accusano di tener congelato un patrimonio ingente che potrebbe essere utile al Paese. «Appena eletto presidente dell'Adepp ho fatto analizzare i nostri investimenti e da questo studio risulta che il 62% del nostro patrimonio è investito in Italia, una quota in titoli di Stato ed un'altra in immobili. Come traccia del nostro sostegno all'economia nazionale mi sembra più che sufficiente».

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