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Dialogo con Andrea Keller, Amministratore delegato di Edenred Italia, la società pioniera del Welfare in Europa

Cos’è il welfare aziendale? 
 
Andrea Keller: "Partiamo dalla definizione puntuale. Sul dizionario «welfare» significa Benessere, ma anche Sussidi per la sanità, la previdenza e i servizi alla persona. Aziendale significa messo in atto dall’azienda, un investimento sottolineo, come affronterò meglio tra poco. In sintesi, si tratta di tutte le iniziative che un’azienda pone in essere per favorire il benessere, la salute e la sussistenza dei propri lavoratori. 
Uscendo dal definitorio per entrare nel mondo pratico, abbiamo osservato negli ultimi secoli diverse forme di welfare aziendale con obiettivi e modi di implementazione differenti e diversi tempi di evoluzione da paese a paese. Inquadrando dalla prospettiva italiana, a partire dalla metà dell’Ottocento, troviamo il welfare liberale e illuminato degli imprenditori come Olivetti, Mattei, Marzotto, Rossi, per citarne solo alcuni, che vive ancora oggi, in molte realtà aziendali, anche se meno famose. Quello negoziale, a partire dagli anni Cinquanta in poi e quello orientato al Work Life Balance e alla Corporate Social Responsibility degli anni Ottanta e Novanta.

In mezzo a questo percorso, negli anni Settanta nasce il Ticket Restaurant®. Il primo e ancora il più desiderato welfare benefit. Ricordo le parole di uno dei soci fondatori di Edenred, Jacques Borel, in un’intervista del 1989 in cui con grande veemenza e simpatia racconta la tenacia con cui aveva difeso il modello del Ticket Restaurant® di fronte al Congresso degli Stati Uniti: il Ticket Restaurant® non è solo una spesa finalizzata e fiscalmente agevolata; è un modello di alimentazione sana che limita i rischi di intossicazioni alimentari legate al trasporto di cibi da casa al luogo di lavoro, che promuove la pausa pranzo come momento di interazione sociale e umana tra i colleghi, favorendo il benessere dei lavoratori ed è anche potere di acquisto aggiuntivo senza aggravio di costi per le aziende.

Insomma, nel modello del Ticket Restaurant® ritroviamo tutti gli ingredienti che caratterizzano il welfare aziendale moderno: quello di cui, in Italia, si è discusso in modo esponenziale dal 2007 ad oggi e che ha visto protagoniste sia grandi aziende nazionali e multinazionali come Luxottica, Ferrero, Nestlè ma anche piccole e medie imprese come quelle associate nelle reti del Veneto, della Lombardia (Monza Brianza, Giunca-Varese), della Toscana (Prato), dell’Emilia e della Campania (provincia di Caserta).

L’obiettivo dell’attuale welfare aziendale è risolvere in modo positivo e innovativo un problema che si è acuito soprattutto nell’ultimo decennio: il sostegno del potere d’acquisto dei lavoratori, in modo particolare per quelle spese di cura familiare e benessere personale cui né la Famiglia, né lo Stato riescono più a far fronte in modo autonomo. Si intuisce rapidamente che il welfare aziendale rappresenta una di quelle practice aziendali che meglio esprimono il ruolo economico-sociale dell’impresa. Il welfare aziendale, infatti, oltrepassa i confini aziendali per intersecarsi con tematiche più ampie legate al welfare state, alle Relazioni industriali, al mercato del lavoro, alla Responsabilità Sociale di Impresa, all’Innovazione Sostenibile e allo sviluppo del Terzo Settore.

Eppure, nell’attuale accezione di welfare aziendale, si intensifica l’attenzione sulla parola «aziendale» e quindi sulla componente di investimento dell’azienda. Non si tratta di iniziative volte solo a un generico benessere e crescita dei propri lavoratori in una prospettiva sociale e con uno spirito di «buonismo». Si tratta di iniziative per le quali l’azienda alloca risorse specifiche, consapevole, anche grazie agli innumerevoli e illustri studi in materia, che ogni euro investito in welfare aziendale ha un ritorno economico nel breve, nel medio e nel lungo periodo. 
 
(tratta da Il futuro del welfare è in azienda, di Fillipo Di Nardo) 

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