La pensione di vecchiaia standard fino a 70 anni e oltre

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La pensione di vecchiaia standard fino a 70 anni e oltre

La pensione standard presenta una variante per i più stakanovisti. Per far rimanere a lavoro, sempre che lo possiate fare, la riforma del 2011 contempla, in particolare, una sorta di incentivo che fa in modo che la pensione sia più elevata se si rimane in attività oltre il raggiungimento delle soglie minime di età e addirittura se si resta fino a 70 anni e passa. Per comprendere come funziona, dobbiamo parlare di un elemento tecnico dal nome e dal significato indecifrabili per i più che però non deve impressionare. Si tratta dei cosiddetti coefficienti di trasformazione che altro non sono (e si può vedere come «operano» in pratica nella scheda sui sistemi di calcolo) se non dei numeretti, come li abbiamo chiamati, fissati dalla legge e rivisti di tanto in tanto che hanno la funzione, con l’applicazione del metodo di calcolo contributivo, di trasformare – appunto – l’ammontare dei contributi accreditati in pensione. Ebbene, questi coefficienti sono legati all’età, nel senso che più elevata è l’età, più sono favorevoli e, dunque, più garantiscono, in termini di importo della prestazione, un risultato più conveniente. Per farla ancora più semplice e capirsi meglio, lo stesso ammontare di contributi si trasforma in una rendita più consistente a mano a mano che si applica un coefficiente correlato a un’età più avanzata.

Diventa agevole, dunque, capire come funziona l’incentivo: semplicemente sono previsti coefficienti più vantaggiosi per le età più alte rispetto alla tappa anagrafica minima, fino all’età di 70 anni all’inizio. Ma, dal momento che questo limite è anch’esso legato all’incremento della speranza di vita, crescerà nel tempo. E, anzi, dal 2013 siamo già a 70 anni e 3 mesi. E dal 2016 saremo a 70 anni e sette mesi.

Naturalmente e in modo conseguente, per sostenere l’eventuale scelta di rimanere a lavoro, la riforma stabilisce anche che, qualora si decida  in questo senso, il datore non potrà licenziare il lavoratore per il semplice raggiungimento delle condizioni per ottenere la pensione, come avrebbe potuto fare in precedenza: è questo il significato della regola secondo la quale l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori continua a applicarsi anche dopo la maturazione dei requisiti per la pensione, fino a 70 anni e oltre.

Così, per esemplificare, quando si raggiunge  l’età minima pensionabile, avendo 20 anni di contributi alle spalle, si può, come sappiamo, scegliere di andare in pensione. Ma si può anche decidere di restare al lavoro. Il datore di lavoro non potrà licenziare il lavoratore e si otterrà - quanti più anni si resterà - una pensione più «sostanziosa» non solo perché saranno aumentati i contributi versati (e questo è fin troppo ovvio), ma anche (e qui opera l’incentivo) perché si applicheranno, naturalmente solo sulla porzione contributiva della pensione, coefficienti di trasformazione più favorevoli correlati alle età successive alla tappa iniziale. E se si resterà fino a 70 anni e via via oltre, si potrà portare a casa il massimo.

Con la tabella che segue ci si rende meglio conto, anche per questa soluzione, come si incrementa nel tempo il limite massimo dell’età pensionabile trainato dall’aspettativa di vita. 

Pensione di vecchiaia standard fino a 70 anni e oltre

Lavoratrici e lavoratori dipendenti pubblici e privati e autonomi

Anno

Età pensionabile *

Contributi

2012

70 anni

20 anni

2013

70 anni e 3 mesi

20 anni

2014

70 anni e 3 mesi

20 anni

2015

70 anni e 3 mesi

20 anni

2016

70 anni e 7 mesi

20 anni

2017

70 anni e 7 mesi

20 anni

2018

70 anni e 7 mesi

20 anni

2019

71

20 anni

2020

71

20 anni

2021

71 anni e 3 mesi

20 anni

2022

71 anni e 3 mesi

20 anni

2023

71 anni e 5 mesi

20 anni

2024

71 anni e 5 mesi

20 anni

2025

71 anni e 9 mesi

20 anni

2026

71 anni e 9 mesi

20 anni

2027

72

20 anni

2028

72

20 anni

2029

72 anni e 2 mesi

20 anni

2030

72 anni e 2 mesi 

20 anni

2031

72 anni e 5 mesi

20 anni

2032

72 anni e 5 mesi

20 anni

2033

72 anni e 8 mesi

20 anni

2034

72 anni e 8 mesi

20 anni

2035

72 anni e 10 mesi

20 anni

2036

72 anni e 10 mesi

20 anni

2037

73 anni

20 anni

2038

73 anni

20 anni

2039

73 anni e 2 mesi 

20 anni

2040

73 anni e 2 mesi 

20 anni

2041

73 anni e 4 mesi

20 anni

2042

73 anni e 4 mesi 

20 anni

2043

73 anni e 6 mesi

20 anni

2044

73 anni e 6 mesi

20 anni

2045

73 anni e 8 mesi 

20 anni

2046

73 anni e 8 mesi

20 anni

2047

73 anni e 10 mesi

20 anni

2048

73 anni e 10 mesi

20 anni

2049

74 anni

20 anni

2050

74 anni

20 anni

2051

74 anni e 2 mesi

20 anni

2052

74 anni e 2 mesi

20 anni

2053

74 anni e 4 mesi

20 anni

2054

74 anni e 4 mesi

20 anni

2055

74 anni e 6 mesi

20 anni

2056

74 anni e 6 mesi

20 anni

2057

74 anni e 8 mesi

20 anni

2058

74 anni e 8 mesi

20 anni

2059

74 anni e 10 mesi

20 anni

2060

74 anni e 10 mesi

20 anni

2061

75 anni

20 anni

2062

75 anni

20 anni

2063

75 anni e 2 mesi

20 anni

2064

75 anni e 2 mesi

20 anni

2065

75 anni e 3 mesi

20 anni

* Dal 2016 le età sono stimate in base alle previsioni realizzate dall’Istat nel 2011

 

La pensione di vecchiaia standard fino a 70 anni e oltre a colpo

 

Anche per chi di voi è interessato a questa formula incentivante una tabella riepilogativa vi farà orientare meglio.

 

 

La pensione di vecchiaia standard fino a 70 anni e oltre

Lavoratori interessati

Lavoratori con almeno un contributo al 31 dicembre 1995

Età pensionabile massima

Varia nel tempo secondo le tabelle riportate in precedenza

Contributi minimi richiesti

20 anni

Metodo di calcolo

  • Per i lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: retributivo per le quote maturate fino al 31 dicembre 2011; contributivo per le quote dal 1° gennaio 2012
  • Per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: retributivo per le quote maturate fino a quella data; contributivo per quelle maturate dal 1° gennaio 1996 in avanti

Decorrenza

Dal mese successivo alla maturazione dei requisiti

Vantaggi

  • Assegno più consistente per effetto di coefficienti più convenienti
  • Tutela contro i licenziamenti fino all’età massima

 

 

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