La pensione di vecchiaia standard

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La pensione di vecchiaia standard

A quali consizioni si ha diritto alla pensione 

Si ha titolo alla pensione di vecchiaia innanzitutto se si hanno in cascina, a qualsiasi titolo versati o accreditati, contributi previdenziali per almeno venti anni, salvo che non si fossero raggiunti i 15 anni di attività al 31 dicembre 1992.

Ma, eccezione a parte, la cosiddetta anzianità contributiva minima è fissata, dunque, a venti anni. Se non la si raggiunge, non si può contare su nessuna pensione – salvo il cosiddetto assegno sociale - e quel che si sarà versato andrà sostanzialmente perduto. A meno che non ci si avvalga della contribuzione volontaria in misura tale da arrivare al minimo.

Ma perché si possa davvero riuscire a prendere l’uscita verso la pensione, bisognerà aver raggiunto anche una certa età anagrafica: ed è la cosiddetta età pensionabile minima.

L’obiettivo dell’ultima riforma è quello di fissare una soglia anagrafica uguale per tutti, ma a questo traguardo si arriverà completamente nel 2018, quando la soglia minima uniforme sarà di almeno 66 anni per tutti. Nel frattempo, fino ad allora, bisognerà fare ancora i conti con un po’ di differenze: nel 2012, ai nastri di partenza del più recente riassetto, infatti, i lavoratori dipendenti pubblici e privati, i lavoratori autonomi e le lavoratrici dipendenti pubbliche erano già a 66 anni, ma le lavoratrici dipendenti private erano a 62 anni e quelle autonome a 63 anni e 6 mesi.

Attenzione, però. Come anticipato, dal 2013 in avanti l’età pensionabile è destinata, comunque sia, a crescere ancora nel tempo e a diventare uguale per tutti dal 2018 in poi.

Dal momento che erano e sono «indietro», l’età è aumentata e salirà ancora innanzitutto per le donne dipendenti del settore privato e per le lavoratrici autonome. E le tappe di questa corsa sono fissate direttamente dalla riforma.

Ma l’età è cresciuta e salirà ulteriormente, e questo vale per tutti (e si somma agli incrementi per le donne fissati direttamente dalla riforma), anche perché dal 2009-2010 è stato introdotto un meccanismo automatico che lega l’età pensionabile alla cosiddetta aspettativa o speranza di vita. Il principio, in fondo, è semplice: a mano a mano che si vivrà più a lungo, si dovrà lavorare anche di più e, di conseguenza, l’asticella del pensionamento si allontanerà nel tempo.

In pratica, a cominciare dal 2013, ogni tre anni (e poi ogni due dal 2019) l’età pensionabile viene adeguata all’aumento della speranza di vita come calcolato dall’Istat. Questo vuol dire che se l’Istituto di statistica stabilisce che si vive più a lungo in media di x anni, più o meno automaticamente l’età di pensionamento per vecchiaia viene incrementata proporzionalmente. Il primo adeguamento è scattato esattamente dal 1° gennaio 2013 ed è di tre mesi. Il secondo decorrerà dal 1° gennaio 2016 e sarà di quattro mesi.

Ecco, allora, un’ulteriore tabella per avere il quadro delle età richieste nel 2015 e nel 2016 per effetto della riforma e del congegno appena descritto. 

 

Pensione di vecchiaia standard

2015-2016

Lavoratori dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi

Età pensionabile

Contributi

2015

2016

2015

2016

66 anni e 3 mesi

66 anni e 7 mesi

20 anni

20 anni

Lavoratrici dipendenti pubbliche

Età pensionabile

Contributi

2015

2016

2015

2016

66 anni e 3 mesi

66 anni e 7 mesi

20 anni

20 anni

Lavoratrici dipendenti private

Età pensionabile

Contributi

2015

2016

2015

2016

63 anni e 9 mesi

65 anni e 7 mesi

20 anni

20 anni

Lavoratrici autonome

Età pensionabile

Contributi

2015

2016

2015

2016

64 anni e 9 mesi

66 anni e 1 mese

20 anni

20 anni

Scavallato, in ogni caso, il 2013 e scontato il 2016, i prossimi appuntamenti con la speranza di vita saranno quelli del 2019, del 2021… E poi ancora del 2023, 2025, 2027, 2029… Anche se fin da ora sappiamo che per legge nel 2018 e nel 2021, comunque vadano gli andamenti dell’aspettativa di vita, l’età per l’uscita di vecchiaia non potrà essere inferiore rispettivamente ad almeno 66 e 67 anni.

Ora con l’aiuto delle previsioni sull’aumento della speranza di vita realizzate dall’Istat, si possono tirare le somme con una serie di tabelle orientative che riportano la mappa dei requisiti probabili da qui… all’eternità (si fa per dire o quasi). Dentro si possono trovare l’età pensionabili anno dopo anno, con incorporati gli incrementi possibili (ma ovviamente da confermare concretamente e ufficialmente alle scadenze stabilite) collegati alla speranza di vita.  

 

Pensione di vecchiaia standard

Lavoratrici e lavoratori dipendenti pubblici, privati e autonomi

Anno

Età pensionabile *

Contributi

2012

  • 66 anni (uomini e donne pubblico impiego)
  • 62 anni (donne privato)
  • 63 anni e 6 mesi (donne autonome)

20 anni

2013

  • 66 anni e 3 mesi (uomini e donne pubblico impiego)
  • 62 anni e 3 mesi (donne privato)
  • 63 anni e 9 mesi (donne autonome)

20 anni

2014

  • 66 anni e 3 mesi (uomini e donne pubblico impiego)
  • 63 anni  e 9 mesi (donne privato)
  • 64 anni e 9 mesi (donne autonome)

20 anni

2015

  • 66 anni e 3 mesi (uomini e donne pubblico impiego)
  • 63 anni e 9 mesi (donne privato)
  • 64 anni e 9 mesi (donne autonome)

20 anni

2016

  • 66 anni e 7 mesi (uomini e donne pubblico impiego)
  • 65 anni e 7 mesi (donne privato)
  • 66 anni e 1 mese (donne autonome)

20 anni

2017

  • 66 anni e 7 mesi (uomini e donne pubblico impiego)
  • 65 anni e 7 mesi (donne privato)
  • 66 anni e 1 mese (donne autonome)

20 anni

2018

66 anni e 7 mesi (tutti)

20 anni

2019

67 anni

20 anni

2020

67 anni

20 anni

2021

67 anni e 3 mesi

20 anni

2022

67 anni e 3 mesi

20 anni

2023

67 anni e 5 mesi

20 anni

2024

67 anni e 5 mesi

20 anni

2025

67 anni e 9 mesi

20 anni

2026

67 anni e 9 mesi

20 anni

2027

68 anni

20 anni

2028

68 anni

20 anni

2029

68 anni e 2 mesi

20 anni

2030

68 anni e 2 mesi 

20 anni

2031

68 anni e 5 mesi

20 anni

2032

68 anni e 5 mesi

20 anni

2033

68 anni e 8 mesi

20 anni

2034

68 anni e 8 mesi

20 anni

2035

68 anni e 10 mesi

20 anni

2036

68 anni e 10 mesi

20 anni

2037

69 anni

20 anni

2038

69 anni

20 anni

2039

69 anni e 2 mesi

20 anni

2040

69 anni e 2 mesi

20 anni

2041

69 anni e 4 mesi

20 anni

2042

69 anni e 4 mesi

20 anni

2043

69 anni e 6 mesi

20 anni

2044

69 anni e 6 mesi

20 anni

2045

69 anni e 8 mesi

20 anni

2046

69 anni e 8 mesi

20 anni

2047

69 anni e 10 mesi

20 anni

2048

69 anni e 10 mesi

20 anni

2049

70 anni

20 anni

2050

70 anni

20 anni

2051

70 anni e 2 mesi

20 anni

2052

70 anni e 2 mesi

20 anni

2053

70 anni e 4 mesi

20 anni

2054

70 anni e 4 mesi

20 anni

2055

70 anni e 6 mesi

20 anni

2056

70 anni e 6 mesi

20 anni

2057

70 anni e 8 mesi

20 anni

2058

70 anni e 8 mesi

20 anni

2059

70 anni e 10 mesi

20 anni

2060

70 anni e 10 mesi

20 anni

2061

71 anni

20 anni

2062

71 anni

20 anni

2063

71 anni e 2 mesi

20 anni

2064

71 anni e 2 mesi

20 anni

2065

71 anni e 3 mesi

20 anni

Quanto si prenderà di pensione

Fissate le condizioni, vediamo ora come si calcola l’importo della pensione di vecchiaia che abbiamo definito standard. Insomma, come si determina l’importo della prestazione. Certo, si potrebbe obiettare che basta andare a uno sportello dell’Inps o a quello di un patronato e chiedere il conteggio. Ma almeno conoscere come si arriva a una certa cifra e magari farsi due conti su che cosa conviene fare di più -  per esempio aspettare un altro anno o scappare via subito - è altrettanto utile. Rinviando fin da ora alla scheda dedicata ai metodi di calcolo (e lì si trova tutto il necessario per orientarsi) ci sembra opportuno, proprio per non lasciare il discorso monco, dare qualche lume anche qui. Ecco dunque poche regolette per capirci di più.

Abbiamo detto che la pensione di vecchiaia standard riguarda coloro che al 31 dicembre 1995 avevano già cominciato a lavorare. Da allora e fino alla riforma del dicembre 2011, si è distinto, però, tra coloro che potevano vantare almeno 18 anni di contributi a quel fatidico dicembre di 20 anni fa e coloro che ne avevano versati di meno. Per i cosiddetti “diciottisti” la pensione ha continuato a essere calcolata interamente secondo il vecchio metodo cosiddetto retributivo, basato sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni di attività, per cui l’importo era – è - pari a una certa percentuale di quella media. Per chi aveva meno di 18 anni di contributi, invece, la pensione è stata calcolata con un metodo “misto”, in parte con il tradizionale sistema retributivo per le quote maturate fino al dicembre 1995, in parte, per le quote maturate da quel momento in avanti (come si dice pro rata), con il nuovo metodo contributivo, allora introdotto, basato sull’ammontare dei contributi versati e sull’età al tempo del pensionamento. Il che, in pratica, ha comportato che l’importo finale della prestazione è risultato composto da due porzioni, conteggiate in maniera diversa.

L’ultima riforma come cambia le carte messe in tavola nel 1995? Le cambia nel senso che dal primo gennaio 2012 il sistema “misto” vale anche per coloro che avevano almeno 18 anni di contributi al dicembre 1995. E, dunque, anche per i “diciottisti” è scattato il metodo contributivo, naturalmente per le quote maturate dal primo gennaio 2012. Per tutti gli altri che stavano sotto i 18 anni nel 1995, invece, non è cambiato niente.

Facciamo un po’ d’ordine, servendoci, anche in questo caso, di una tabella e consigliando, ancora una volta, di dare una scorsa alla scheda specifica sui metodi di calcolo: lì si possono trovare anche esemplificazioni e casi concreti.

 

Pensione di vecchiaia standard

Metodo di calcolo dell’ammontare

Contributi versati

Metodo di calcolo

Cambiamenti con riforma

Almeno 18 anni al 31 dicembre 1995

Retributivo per quote fino al 31 dicembre 2011

Contributivo per quote dal 1° gennaio 2012

Prima della riforma si applicava solo il metodo retributivo

Meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995

Retributivo per quote fino al 31 dicembre 1995

Contributivo per quote dal 1° gennaio 1996

Nessun cambiamento

 

Se si sceglie il contributivo

Attenzione. Coloro che al 31 dicembre 1995 avevano meno di 18 anni di contributi possono anche scegliere, se vogliono, il calcolo della loro pensione interamente con il metodo contributivo, con l’applicazione di questo sistema anche per le quote maturate prima della data indicata. Lo si può fare, però, a condizione che al momento della scelta siano stati anche conquistati almeno 15 anni di contributi, 5 dei quali versati nell’ambito della nuova formula e, dunque, dal 1° gennaio 1996 in avanti. Anche in tale ipotesi, per chi dovesse seguire questa strada, restano valide tutte le regole che abbiamo fin qui descritto per la pensione di vecchiaia standard.

Per questa ragione un’opzione di questo tipo conviene solo quando il calcolo contributivo dovesse condurre, per esempio, a un importo della pensione superiore a quello che potreste avere con il sistema misto.

A chi e come si deve far domanda di pensione

Ora, però, è il momento di qualche ulteriore consiglio pratico. A chi bisogna  rivolgersi e, insomma, che cosa occorre fare in concreto per ottenere la pensione?  

Be’, una volta che presa la decisione di lasciare il lavoro, la prima cosa da fare è verificare di essere nelle condizioni di poter agguantare la pensione. Torna utile il consiglio di richiedere all’ente previdenziale di riferimento l’estratto conto riepilogativo della posizione e verificate che non ci siano vuoti contributivi o altri problemi; in caso contrario, provvedere a risolverli per tempo.

Per quanto riguarda l’Inps, si può chiedere l’estratto direttamente attraverso Internet, collegandosi al sito dell’istituto e entrando nella sezione servizi on line per il cittadino. Per averlo, ci si può anche rivolgere allo sportello di un patronato.

Quando si sarà verificato che è tutto a posto, se si sé lavoratori autonomi, si può presentare la richiesta di pensione e continuare a svolgere l’attività lavorativa. Se invece si è lavoratori dipendenti ugualmente si dovrà presentare la domanda all’ente previdenziale ma per ricevere la pensione si dovrà aver chiuso il rapporto di lavoro in corso in quel momento, senza che questo impedisca di instaurarne, anche il giorno dopo, uno nuovo con un altro datore di lavoro.

Arriviamo alla domanda vera e propria. Per presentarla bisognerà rivolgersi al proprio istituto di previdenza e, per quel che riguarda l’Inps, si potrà ricorrere ai suoi servizi on line o, più in generale, farsi assistere dagli esperti del patronato.

Quando si potrà incassare la pensione

Ma, una volta che si hanno i requisiti e che si sa come e a chi presentare la domanda e come verrà calcolata la rendita, quando si potrà  incassare la prima rata di pensione? 

Una buona notizia. Le famigerate “finestre”, fisse o mobili che fossero, sono scomparse. Che cosa erano, lo diciamo qui. In sostanza, quando si maturavano le condizioni per andare in pensione, comunque sia non ci si poteva andare subito: fino al 2010 si doveva aspettare una certa data (per esempio aprile o luglio) perché si aprisse la porta di uscita in un complicato gioco di incastri tra maturazione dei requisiti e fuoriuscita effettiva; dal 2010, invece, si doveva attendere 12 mesi (se lavoratori dipendenti) o 18 mesi (se lavoratori autonomi) dal momento del raggiungimento dei requisiti. E così la finestra da fissa era diventata mobile, ma il risultato non cambiava di molto: di fatto il pensionamento era ritardato di un anno o più. Con la conseguenza che sul piano pratico l’età pensionabile non era di 65 anni, ma già di 66.

La riforma ha abolito tutto questo meccanismo e si è tornati all’antico: la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del raggiungimento delle condizioni stabilite di età e di contributi, a patto naturalmente che si faccia la relativa domanda. Altrimenti, dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale si è presentata la domanda, sempre che ci si sia dimessi o si abbia risolto il rapporto di lavoro dipendente. Per non fermare l’attività e l’insegnamento durante l’anno scolastico in corso, però, per docenti e personale della scuola la pensione decorre dal 1° settembre dell’anno di maturazione dei requisiti. E anche per questa ipotesi è stato eliminato il rinvio dell’effettivo pensionamento all’anno successivo, come era stato stabilito nel 2011. 

Pure per la decorrenza della pensione una tabella vi fornirà una sintesi efficace. 

Pensione di vecchiaia standard

Decorrenza dell’assegno

Categoria di lavoratori

Fino a dicembre 2011

Dal 1° gennaio 2012

Lavoratori dipendenti

12 mesi dopo la maturazione dei requisiti – in pratica dal 13° mese successivo

Dal mese successivo alla maturazione dei requisiti

Lavoratori autonomi

18 mesi dopo la maturazione dei requisiti – in pratica dal 19° mese successivo

Dal mese successivo alla maturazione dei requisiti

 

 

La pensione di vecchiaia standard a colpo d’occhio

Una tabella riepilogativa per offrirvi tutta la pensione di vecchiaia standard in un solo sguardo. 

 

 

La pensione di vecchiaia standard

Lavoratori interessati

Lavoratori con almeno un contributo al 31 dicembre 1995

Età pensionabile minima richiesta

Varia nel tempo secondo le tabelle riportate in precedenza

Contributi minimi richiesti

20 anni

Metodo di calcolo

  • Per i lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: retributivo per le quote maturate fino al 31 dicembre 2011; contributivo per le quote dal 1° gennaio 2012
  • Per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: retributivo per le quote maturate fino a quella data; contributivo per quelle maturate dal 1° gennaio 1996 in avanti

Decorrenza

Dal mese successivo alla maturazione dei requisiti

 

 

 

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