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di Barbara Millucci - Corriere della Sera

Il 30% dei dipendenti vorrebbe che le mansioni svolte quotidianamente in azienda venissero costantemente monitorate e valutate dai dirigenti invece che dover attendere i resoconti annuali legati ai risultati e alle prestazioni raggiunte. Misurare costantemente il valore del personale è fondamentale anche per le aziende perché permette non solo di individuare i punti di forza (e mantenerli) ma anche quelli di debolezza (ed eliminarli). La Fondazione Marco Biagi con la Scuola di Dottorato E4E (Engineering for Economics / Economics for Engineering) dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con JobPricing, ha realizzato una studio che indaga proprio i sistemi di performance management (Spm) in uso nelle imprese italiane, che verrà presentato alla comunità nazionale dei manager delle risorse umane il prossimo 15 maggio a Modena. Grazie ad un questionario on line, è stato possibile «osservare in che misura le nuove tecnologie digitali stanno accompagnando la trasformazione dell'organizzazione verso modelli meno gerarchici, più agili e auto-organizzati e la trasformazione del lavo- ro verso prestazioni meno predefinite, sempre più autonome e knowledge intensive» spiega il Tommaso Fabbri della Fondazione Marco Biagi e coordinatore scientifico del progetto. La survey ha riguardato un campione di 143 imprese e di 1.250 lavoratori, di cui 181 somministrati. Esami più frequenti «Quello che emerge — sottolinea Fabbri — è che dare una volta l'anno un giudizio sui manager è poco efficace. Ci vorrebbero più feedback veloci durante l'anno. Non per forza da parte di un superiore. Nella valutazione di un dipendente possono contribuire gli stessi clienti, i colleghi di altre funzioni, oppure il collaboratore può contribuire lui stesso alla valutazione del grado di raggiungimento degli obiettivi (autovalutazione). I feedback dovrebbero tenersi durante le riunioni di lavoro, a prescindere dal ruolo dei partecipanti». A dichiarare di volersi disfare della valutazione annuale della performance sono proprio i ceo che ritengono non aiutino i lavoratori ad apprendere dagli errori e dunque a migliorare. Valutare oggi una prestazione su base annuale, inoltre, poco si concilia con la vita sempre più «liquida» di ognuno di noi. Proprio per questo, anche se il 92% delle aziende ritiene il proprio sistema di performance management efficace rispetto agli obiettivi aziendali, circa 60% ha intenzione di apportare dei cambiamenti al sistema entro i prossimi 12 mesi. Secondo lo studio, i sistemi di valutazione dei management (Spm) sono diffusi nel 70% circa delle imprese intervistate e interessano il 70% dei lavoratori. È prevalentemente adottata in aziende di maggiori dimensioni anche se il 40% delle Pmi dichiara l'intenzione di implementarlo nel breve periodo (entro due anni). Dove presente, il Spm interessa prevalentemente dirigenti e quadri e solo nel 30% si applica anche agli operai, mentre solo il 15% delle imprese dichiara di estenderne l'applicazione ai lavoratori somministrati. «La maggioranza delle imprese intervistate (55%) adotta un sistema di valutazione per il miglioramento della performance (prestazione lavorativa), nel 76% dei casi per migliorare il rapporto capo/collaboratore» aggiunge Fabbri. «Nella maggior parte delle aziende la definizione degli obiettivi è affidata al capo diretto (65%), insieme alla proprietà e alla direzione delle risorse umane, e al capo diretto spetta anche la valutazione (nel 97% dei casi)». L'auto-valutazione dei propri risultati risulta maggiormente praticata (circa 40% dei casi) presso imprese grandi e multinazionali. Incentivi e benefit Il criterio più utilizzato per misurare le prestazioni presso le aziende intervistate è ovviamente il risultato (dichiarato come più importante dal 62% delle imprese) seguito, in ordine di importanza e utilizzo, dalle competenze (indicato dal 40% delle imprese). Ma cosa spinge un manager a dare il meglio di sé sul lavoro? Ovviamente gli incentivi e i benefit. «Circa il 70% delle aziende interpellate dichiara che il proprio Spm è collegato a un sistema di incentivazione, monetario e non. Sempre secondo quanto emerge dallo studio, circa l'80% dei lavoratori spiega che la valutazione impatta positivamente sulla prestazione lavorativa, individuale e aziendale e circa il 60% considera i risultati ottenuti uno stimolo al consolidamento e allo sviluppo delle proprie competenze.

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