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di Alberto Brambilla - Corriere della Sera

Ci siamo, finalmente, l'Ape volontaria, la possibilità di lasciare in anticipo rispetto all'età per la vecchiaia, 66 anni e 7 mesi, è ai nastri di partenza. II decreto attuativo è ormai pronto in tutti i suoi dettagli. Diciamo subito che aderire all'Ape è una scelta economicamente costosa. Su una pensione di 1300 euro lordi vuole dire accettare un taglio che va dal 3,19% dell'importo della pensione (anticipo di 6 mesi) al 19,48% (anticipo di 43 mesi il massimo possibile). In termini economici vuole dire subire una riduzione mensile dell'assegno Inps, per 20 anni, che oscilla da 41 a 253 euro. Bisogna, quindi, fare bene i conti. Vediamo come funziona il meccanismo e i costi da tenere presenti.

Le regole

L'Ape volontaria si può richiedere con almeno 63 anni di età indipendentemente dagli anni di contribuzione dato che ad oggi l'età di pensionamento è pari a 66 anni e 7 mesi e si può percepire anche se il dipendente continua a lavorare magari con contratti part time o similari. L'importo massimo dell'anticipo sarà pari al 90% del futuro assegno pensionistico il cui valore è comunicato dall'Inps, per anticipi fino a 11 mesi. La quota scende all'85%con un anticipo da 12 a 24 mesi e al 75% oltre i 24 mesi. Gli interessati, appena l'Ape sarà operativa, devono fare la domanda all'Inps. Una volta avuta la certificazione dall'Istituto sul diritto alla pensione e sull'ammontare della stessa, l'anticipo verrà erogato, tramite l'Inps, da una banca nella percentuale scelta dal lavoratore fino al massimo previsto dalla norma: ad esempio se l'importo della pensione certificato dall'Inps è di 1300 euro il lavoratore potrà chiederne, ad esempio, anche solo il 40 per cento. Peraltro l'Ape potrà essere integrata anche dalla Rita (la rendita integrativa temporanea anticipata) che il lavoratore, se iscritto ad una forma di previdenza complementare, può richiedere al proprio fondo pensione. Al momento dell'erogazione verrà stabilito il tasso di interesse sul prestito (circa il 2,5% fisso) che comprende anche il costo della polizza di assicurazione, versato dalla banca stessa alla compagnia in unica soluzione. La polizza di puro rischio copre la banca dalla possibilità di decesso anticipato del beneficiario. Alla fine del periodo di anticipo, che coinciderà con la maturazione dei requisiti per aver diritto alla pensione, l'Inps erogherà l'assegno pensionistico trattenendo la quota di restituzione del prestito comprensiva degli interessi e dei costi dell'assicurazione.

I calcoli

Ma conviene questa Ape volontaria? In prima battuta parrebbe costosa. Ma, se si entra nel meccanismo senza pregiudizi, giudicando il provvedimento come «una opportunità in più» a disposizione dei lavoratori e una modalità per rendere meno rigida la riforma Monti-Fornero, forse vale la pena farci un pensierino. Intanto l'Ape sarà rimborsata in 20 anni attraverso la ritenuta effettuata dall'Inps e in caso di decesso del lavoratore non graverà sugli eredi poiché coperta da assicurazione. Inoltre il 50% degli interessi sul prestito (per il periodo di fruizione dell'anticipazione e per i 20 anni di restituzione) e il costo dell'assicurazione, potranno essere dedotti fiscalmente. La tabella evidenzia la percentuale indicativa di incidenza del rimborso dell'Ape sull'assegno pensionistico che aumenta in funzione dei mesi di anticipo richiesti: si va dal 3,19% per 6 mesi al 6% per 12 mesi e così via, percentuali accettabili se si considera che comunque si è percepita la pensione per un periodo maggiore. Inoltre la rata del rimborso è fissa mentre la pensione è indicizzata all'inflazione. L'incidenza si riduce nel tempo esattamente come accade per i mutui a tasso fisso; infatti per un anticipo di 24 mesi si passa da una riduzione della pensione per il primo anno del 12% per arrivare al decimo anno al 10,5% con una incidenza media di periodo attorno al 10,46%. Inoltre la percentuale mensile da restituire potrebbe essere inferiore anche del 50% se all'Ape si abbinasse l'erogazione da parte dell'azienda, che intende favorire il turn over, di somme equivalenti al Tfr, una «dote» a copertura dei costi di rimborso che sarebbe assoggettata a tassazione separata; altra mitigazione potrebbe consistere nel versamento del 33% dei contributi sociali a carico dell'azienda per il periodo di anticipazione il che aumenterebbe la pensione finale, infine anche l'utilizzo dei fondi di solidarietà o di Rita, ridurrebbe la differenza tra pensione prima e dopo Ape. Certo si potrebbe fare di più riducendo ad esempio i costi dell'assicurazione attualmente attorno al 30% del prestito. Ma se il rodaggio di Ape e Rita funzionerà bene, le condizioni potranno migliorare ulteriormente. Insomma una forma di flessibilità che aiuta i lavoratori, senza pesare sulle casse dello Stato.

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