Tu sei qui

Pensioni

Discutere di pensioni fra diritti acquisiti ed esigenze di cassa

di Gianfranco Fabi - Il Sole 24 Ore

Gentile Fabi, viviamo in un'epoca nella quale ovunque uno si giri si imbatte in quelle che sembrano essere fake news. Notizie non vere, che condizionano lo svolgimento della nostra vita. E soprattutto in questo periodo di propaganda elettorale il dipingere la realtà molto peggiore di quella che è può essere considerata strategia utile per dimostrare che c'è bisogno di un cambiamento. Uno dei temi più caldi della campagna elettorale è quello delle pensioni, un tema che seguo con apprensione dato che da pochi anni ho una pensione di poco inferiore ai tremila euro al mese, certamente più che dignitosa, che corrisponde tuttavia al 60% degli ultimi stipendi e che non è certo una "pensione d'oro" come invece viene superficialmente definita. È una pensione che ricade sotto il blocco della rivalutazione periodica degli assegni, un blocco che ritengo ingiustificato e discriminatorio e contro il quale sono stati presentati numerosi ricorsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Non ritiene che il tema delle pensioni debba essere affrontato con chiarezza in un corretto equilibrio tra i diritti dei pensionati e le esigenze del bilancio pubblico che non possono ricadere solo sui pensionati? Misure di aggiustamento sono sempre possibili, ma senza interventi retroattivi o improvvisi cambiamenti delle regole. E ognuno deve poter difendere, in ogni sede che ritenga opportuna, i propri diritti.

Gentile lettore, quello delle pensioni è un tema altrettanto importante quanto delicato. Importante perché rappresenta uno dei maggiori capitoli di spesa della Stato, delicato perché costituisce insieme un diritto ottenuto dopo anni di lavoro e un pilastro su cui fondare i propri progetti di vita per il tempo della vecchiaia, un tempo a cui va riservato il massimo rispetto. Fatta salva la possibilità di ciascuno di difendere e rivendicare, individualmente o collettivamente, quelli che considera i propri diritti, fino alla giustizia europea, resta il fatto che il sistema ha bisogno di una continua "manutenzione" per tener conto dei cambiamenti di carattere demografico, lavorativo e sociale che interessano la società. E necessario tuttavia partire dai dati reali. Per esempio dal fatto che la spesa pensionistica italiana in senso stretto non è del 20% del Pil ma è vicina all''11%, se dal dato complessivo togliamo le prestazioni tipicamente assistenziali e teniamo conto del fatto che le pensioni sono comunque soggette alle imposte sul reddito. E questo un dato in linea con gli altri Paesi europei e che permette di considerare il sistema come complessivamente sostenibile. Le fake news sulle pensioni comunque non mancano. Come quella secondo cui per ottenere grossi risparmi bisognerebbe ricalcolare con il sistema contributivo le pensioni più alte ottenute in passato con il metodo retributivo. Se si guardano i dati reali si vede che il tasso di sostituzione delle pensioni più alte può scendere fino al 50% mentre per quelle più basse si colloca attorno all'80%. In molti casi il calcolo contributivo farebbe aumentare e non diminuire le pensioni. Proprio perché il sistema delle pensioni è fondamentale per dare sicurezza e stabilità sia durante la vita lavorativa, sia per i "diversamente giovani", i cambiamenti bruschi così come le improvvise retromarce rischiano di creare più svantaggi personali e sociali che benefici economici.

I nostri partner