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Il sistema italiano di formazione continua

Il sistema italiano di formazione professionale continua ha l’obiettivo di assicurare ai lavoratori in attività o ai disoccupati un insieme di possibilità, servizi e percorsi formativi tali da permettere un costante aggiornamento delle competenze o una loro riqualificazione nel tempo.

Si basa, oggi, sugli strumenti e i meccanismi messi in campo dalle regioni ma soprattutto sui fondi interprofessionali, tenendo conto che svolgono una rilevante funzione di promozione, valorizzazione e gestione dei canali formativi anche gli enti bilaterali, emanazione delle associazioni sindacali e di categoria.

La formazione continua dei liberi professionisti, invece, vede negli ordini e negli albi il perno attorno al quale ruota l’organizzazione della stessa.

La formazione continua dei lavoratori autonomi fa riferimento, infine, alle associazioni di categoria.

La formazione professionale continua

Attorno al concetto di formazione continua si è sviluppato un intenso dibattito terminologico, dovuto al fatto che esistono numerose tipologie di attività formative destinate al segmento adulto della popolazione.

In linea generale, si può innanzitutto caratterizzare la formazione continua come «professionale» e quindi come formazione intrapresa da coloro che hanno già completato la formazione iniziale e che puntano ad acquisire conoscenze e competenze ulteriori. A caratterizzare questo genere di interventi è il fatto che essi sono rivolti a soggetti che posseggono già un background formativo, per i quali si dà per scontata la presenza di un livello base di competenza e che consente quindi di distinguere tali interventi (formazione professionale continua) dalla formazione professionale iniziale.

Si prefigura, in questo modo, quella che è attualmente la strutturazione del sistema di formazione continua, articolata in una duplice dimensione: da una parte una formazione aziendale, ossia formazione  scelta e programmata dall’impresa; dall’altra una formazione individuale, come strumento di aggiornamento delle competenze del singolo e non necessariamente riconducibili a bisogni aziendali.

I fondi interprofessionali per la formazione continua

In linea con quanto avviene nel panorama europeo, a partire dai primi anni 90, il tema della formazione dei lavoratori entra nell’agenda politica italiana e il sistema italiano di formazione continua viene investito da un ampio ed articolato processo di cambiamento che si realizza sia attraverso provvedimenti normativi sia attraverso accordi fra le parti sociali, che hanno portato alla creazione di un vero e proprio sistema nazionale di formazione continua con regole e caratteristiche sue proprie. Un sistema che dagli inizi degli anni 2000, per effetto di una specifica legge (388 del 2000), trova il suo centro di gravità nella creazione dei fondi interprofessionali.

I fondi interprofessionali sono strutture di natura privatistica promossi dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, maggiormente rappresentative sul piano nazionale, attraverso specifici accordi interconfederali. Sono quindi gestiti pariteticamente dalle associazioni imprenditoriali e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

I datori di lavoro possono richiedere, attraverso un’esplicita adesione a uno dei fondi autorizzati a operare, che i contributi contro la disoccupazione involontaria (lo 0,30% della massa salariale relativa ai lavoratori dipendenti che le aziende versano all’Inps) vengano trasferiti al fondo prescelto che provvederà, con diverse modalità, a finanziare le attività formative per i lavoratori dell’impresa.

La mission dei fondi è rappresentata, dunque, dalla promozione e dallo sviluppo della formazione continua finalizzata ad aumentare la competitività delle imprese e l’occupabilità dei lavoratori dipendenti. La funzione centrale dei fondi, attraverso la quale è perseguita tale finalità, è il finanziamento, totale o parziale, di piani formativi aziendali, territoriali o settoriali concordati tra le parti sociali. I fondi possono anche  finanziare piani formativi individuali, nell’ottica di valorizzare la domanda individuale di formazione, ridando all’individuo la possibilità di costruire in prima persona il percorso da intraprendere sulla base delle sue esigenze formative.

I fondi possono, ancora, dedicare una parte della risorse a loro disposizione al finanziamento di iniziative  propedeutiche, (analisi di fabbisogni formativi, bilanci di competenze, aggiornamento delle competenze degli operatori di sistema, sperimentazione di modelli condivisi di formazione continua), realizzate direttamente dalla struttura nazionale dei fondi stessi o dalle loro articolazioni regionali con l’obiettivo di diffondere una base comune di conoscenza a tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno interrelazioni con i fondi, di trasmettere e favorire l’utilizzo di pratiche e metodi condivisi ed efficaci e di  fornire riferimenti a chi dovrà concordare e gestire la formazione dei lavoratori.

Per verificare, in base al lavoro che svolgi, a quale fondo interprofessionale puoi fare riferimento e, di conseguenza, a quali servizi di formazione hai o avrai titolo, ti basta semplicemente compilare il format «Personalizza il tuo profilo», indicando solo la tua condizione lavorativa o professionale: potrai ottenere la «tua scheda» di welfare, con la «tua»formazione continua, ovvero aprire il tuo cassetto-cruscotto in Miowelfare.

Gli enti bilaterali

Gli enti bilaterali possono essere definiti, sulla scorta della stessa definizione normativa dei decreti attuativi della legge Biagi, «organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro, attraverso: la promozione di un’occupazione regolare e di qualità; l’intermediazione nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; la programmazione di attività formative e la determinazione di modalità di attuazione della formazione professionale in azienda; la promozione di buone pratiche contro la discriminazione e per l’inclusione dei soggetti più svantaggiati; la gestione mutualistica di fondi per la formazione continua e l’integrazione del reddito; la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità o congruità contributiva; lo sviluppo di azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro; ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti  collettivi di riferimento».

In linea più generale, dunque, la bilateralità, oggi, è considerata in moltissimi settori un elemento strutturale del sistema italiano di relazioni industriali. E si manifesta e concretizza nella creazione, ad opera della contrattazione collettiva, di strutture, organismi, enti e sedi caratterizzate da tre elementi essenziali. Si tratta di istituzioni: composte e gestite pariteticamente da rappresentanti delle parti sociali che li istituiscono; che erogano ai lavoratori e alle imprese prestazioni e servizi finanziati dai contributi a carico dei singoli datori di lavoro e, in genere, in misura diversa, dei lavoratori; che sono, in ultimo, per scelta delle stesse parti sociali che li costituiscono e li compongono, soggetti giuridici autonomi rispetto ad esse.

Rappresentano le sedi (spesso di origine esclusivamente contrattuale, ma in taluni casi anche con previsione legislativa) per rispondere e coniugare esigenze delle imprese, esigenze dei lavoratori e del territorio attraverso l’erogazione di servizi e prestazioni di varia natura, ma con prevalente funzione di welfare integrativo in materia, soprattutto, di sanità, formazione, sostegno al reddito. Tanto che gli stessi fondi interprofessionali sono una forma di ente bilaterale, come lo sono i fondi sanitari integrativi negoziali e gli stessi fondi pensione negoziali.

Per verificare, in base al lavoro che svolgi, a quale ente bilaterale puoi fare riferimento e, di conseguenza, a quali servizi e prestazioni hai o avrai titolo, ti basta semplicemente compilare il format «Personalizza il tuo profilo», indicando solo la tua condizione lavorativa o professionale: potrai ottenere la «tua scheda» di welfare, con il «tuo» welfare integrativo di categoria, ovvero aprire il tuo cassetto-cruscotto in Miowelfare.

Gli organismi paritetici per la sicurezza sul lavoro

Una delle aree di attività nella quale gli enti bilaterali sono chiamati a svolgere compiti di rilievo con specifiche prestazioni da garantire attribuite dalla legge è quella della sicurezza sul lavoro. In questo campo gli enti sono definiti organismi paritetici dalla stessa normativa legislativa (decreto legislativo 88 del 2008) in materia. E, in particolare, questo tipo di organismi bilaterali «sono sedi privilegiate per la programmazione di attività formative, elaborazione e raccolta di buone prassi nella prevenzione degli infortuni, sviluppo di azioni di ogni genere inerenti la salute e sicurezza sul lavoro, assistenza alle imprese negli adempimenti legali e ogni altra attività assegnata a tali organismi dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento in materia di sicurezza sul lavoro».   

E se in passato la funzione prevalente di tali organismi era solo quella di orientare e promuovere iniziative formative a favore dei lavoratori in materia di salute e sicurezza, oggi sono in grado di assolvere una funzione più articolata e completa, svolgendo anche un ruolo di supporto alle imprese per individuare concrete soluzioni tecniche e organizzative finalizzate a migliorare la prevenzione infortunistica, effettuare sopralluoghi nei posti di lavoro, rilasciando poi attestati a favore delle imprese circa l’attuazione di modello efficaci di organizzazione e gestione della sicurezza sul lavoro.

Per verificare, in base al lavoro che svolgi, a quale organismo paritetico per la sicurezza sul lavoro puoi fare riferimento e, di conseguenza, a quali servizi di formazione e tutela hai o avrai titolo, ti basta semplicemente compilare il format «Personalizza il tuo profilo», indicando solo la tua condizione lavorativa o professionale: potrai ottenere la «tua scheda» di welfare, con la «tua»formazione per la sicurezza, ovvero aprire il tuo cassetto-cruscotto in Miowelfare. 

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